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«Un piano contro la violenza sulle donne Non c’è più tempo, servono idee e risorse»

«Un piano contro la violenza sulle donne Non c’è più tempo, servono idee e risorse»

Lettera aperta alla città del Centro Donna e Giustizia e Udi: «Non è emergenza di oggi, il costo troppo alto per tutti» 

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l’appello

«Non possiamo più perdere tempo. Il costo è troppo alto e lo è per tutti...non possiamo considerare la gravità degli eventi di questi giorni, solo una emergenza»: Paola Castagnotto, Liviana Zagagnoni e Stefania Guglielmi per Centro Donna Giustizia e Udi lanciano un appello alla città, scrivono una lettera aperta alla comunità ferrarese, donne e uomini, giovani e meno giovani, istituzioni e associazioni, e semplici cittadine e cittadini.

Sensibilizzazione

Scrivono e ringraziano in primis «la stampa locale per il lavoro importante che sta svolgendo di sensibilizzazione pubblica sulla emergenza quotidiana di violenze e maltrattamenti contro le donne». Così pure le Forze dell’ordine «impegnate quotidianamente a contrastare eventi sempre più gravi e aggressivi».

Un preambolo per arrivare a dire, ad alta voce, che «Centro Donne e giustizia e Udi, con diversi strumenti, sono unite nella convinzione che non possiamo considerare la gravità degli eventi di questi giorni, solo una emergenza». Perché, inutile nasconderlo la violenza contro le donne non è un problema solo di oggi: «è un fenomeno culturale – suggeriscono a tutti – strutturato che sicuramente quest’anno ha trovato una condizione favorevole nella gravità della pandemia sanitaria e sociale, ma è in continuità e in costante crescita nonostante il lavoro, di anni, di prevenzione e di aiuto a donne colpite da violenze ricorrenti».

L’aumento delle violenze sulle donne c’è stato, in questo ultimo anno eccome: tanto che ricordano nella lettera aperta le associazioni ferraresi «le Nazioni Unite usano un termine per definire l’aumento delle violenze: “pandemia ombra” e per essere portato alla luce è necessario un lavoro quotidiano e una responsabilità diffusa, dai decisori politici, ai tecnici, a tutta la comunità».

Perché aggiungono «quando un anno fa è emersa la gravità della emergenza sanitaria, il Consiglio d’Europa ci aveva allertato sulla necessità di continuare a considerare il contrasto della violenza un ambito prioritario e a considerare la sicurezza delle donne un tema centrale per tutte le politiche e le misure urgenti da adottare. Era già evidente quello che sarebbe successo: le donne avrebbero pagato il prezzo più alto delle conseguenze sociali ed economiche della pandemia». Tutto dovuto ad una «immaturità delle politiche di genere con precarietà nel mondo del lavoro, discriminazioni e una cultura sessista ancora troppo forte, che avrebbero indebolito il ruolo sociale delle donne e messo in discussione diritti che sembravano acquisiti: un terreno fertile per far crescere le violenze e per limitare la autonomia delle donne».

E allora? Allora «non possiamo più perdere tempo. Il costo è troppo alto e lo è per tutti» spiegano rivolte alla città: «Noi non ci siamo mai fermate e non lo faremo: continueremo a lavorare per aiutare ogni donna, e sostenere una nuova cultura di dignità e riconoscimento del ruolo e del valore delle donne». Ma – ed è questo il vero appello – «non possiamo farlo da sole, come non possono contrastare la violenza da sole le Forze dell’ordine».

Cosa serve, anche in questa nostra città? «Un impegno straordinario delle Istituzioni, dei Soggetti economici, delle Organizzazioni sociali, del Sistema educativo, per stringere un nuovo patto di contrasto quotidiano alle discriminazioni e alle violenze». «Dobbiamo dare forza – sottolineano in concreto – ad una rete di competenze che lavorino insieme, dobbiamo assumere impegni comuni per essere sempre più formati e adeguati a condividere politiche di sostegno all’autonomia e alla sicurezza delle donne».

Nuove risorse

Ma soprattutto, concludono, «dobbiamo lavorare e investire risorse finanziarie e culturali, in continuità». E per farlo, servono risorse, da qui l’auspicio per un maggiore sforzo: «Speriamo veramente che le nuove risorse pubbliche straordinarie non dimentichino le donne. Per un patto che potrà andare avanti se avrà comunità attente e coese, convinte che la cultura sessista si vince con comportamenti pubblici e individuali». E per finire, un ammonimento: «l’impegno è per tutti, perché le donne non sono una minoranza da tutelare, ma la metà della popolazione e risorsa indispensabile per una possibile ripresa e speriamo, sviluppo economico e sociale del nostro Paese». –

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