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il questore ha anche ammonito l’uomo 

Minacciata, picchiata e maltrattata Il giudice caccia di casa l’ex marito

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Offesa, umiliata, aggredita e picchiata anche davanti ai fili piccoli: la vittima di turno è la ex moglie che dopo avere interrotto la relazione con il coniuge è stata oggetto ancora di umiliazioni ed offese, con le accuse di aver tradito il marito e di non essere una buona madre.

Un incubo che è finito nei giorni scorsi quando l’ex marito è stato oggetto di un provvedimento di ammonimento (dal questore) e di allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento a ex moglie e figli come deciso dai giudici del tribunale: pena, l’arresto dell’uomo.

E la solita, l’ennesima storia, di una coppia che scoppia, e a scoppiare ancora di più è l’uomo di turno. I due, mentre erano sposati, per la donna la convivenza era diventata impossibile, costretta a subire scenate e discussioni da parte del marito, che la perseguitata con telefonate minacciose e piene di insulti. Negli ultimi tre mesi il livello della violenza è salito perché l’ex coniuge, furioso per la nuova relazione della donna, è passato dalle aggressioni verbali e psicologiche a quelle fisiche. In più occasioni, anche davanti ai figli, oltre e offendere e minacciare la donna l’ha colpita con calci, schiaffi e continui strattoni, arrivando ad afferrarla per il collo e stringerlo con forza, procurandole lesioni personali con ecchimosi sul collo compatibili con un tentativo di strangolamento.

A questo si sono aggiunte ulteriori umiliazioni, con le accuse di tradimento e di non essere una buona madre. Tutte circostanze segnalate alla questura di Ferrara che ha provveduto a raccogliere riscontri e verifiche.

Sulla base di questi elementi il questore Cesare Capocasa ha disposto nei confronti dell’uomo violento la misura dell’ammonimento. Vista la gravità della vicenda, l’indagine avviata dalla Squadra Mobile attraverso la procedura del “codice rosso” si è conclusa con l’emissione da parte del giudice della misura cautelare personale “dell’allontanamento dalla casa familiare”, con obbligo di non avvicinarsi ai luoghi di abituale abitazione privata, al domicilio della famiglia d’origine, al luogo di lavoro, all’autovettura e a tutti i luoghi in cui si svolgono le ordinarie attività di vita della vittima.

Un fatto, un solo ultimo fatto che riaccende l’allarme. Perché spiegano dalla questura «l’impennata di violenza non si arresta, tante, troppe donne continuano a subire maltrattamenti e a morire. Non abbassiamo la guardia, la lotta alla violenza di genere deve continuare e invitiamo le donne, come sempre, a denunciare, per salvaguardare la loro incolumità, vita e rivolgersi ai centri antiviolenza». –

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