Ore 11, saracinesche abbassate e rabbia Negozianti disperati «Siamo allo stremo»
Da 6 mesi sono costretti alla chiusura nei festivi e prefestivi C’è chi non può più pagare gli affitti: è il punto di non ritorno
Marcello Pulidori
Una chiusura simbolica per chiedere di poter riaprire concretamente. Ore 11 di ieri. Nella galleria del centro commerciale “Le Mura” tutti i negozi, contemporaneamente, abbassano le saracinesche. Le terranno chiuse per un quarto d’ora. Ma basta per esprimere tutta la rabbia che questi commercianti hanno dentro, accumulata da mesi e che cova. La protesta ha un unico, grande obiettivo: consentire di superare la misura restrittiva che impone, da oltre 6 mesi, la chiusura durante i giorni prefestivi e festivi. Una misura adottata per evitare assembramenti, ma che sta creando forti difficoltà e pesantissime perdite economiche agli operatori, con i conti ormai in rosso e il rischio di perdere i posti di lavoro. E di chiudere non solo nei fine settimana, ma per sempre. L’iniziativa è sostenuta da tutte le associazioni di categoria. Incontriamo il direttore della galleria “La Mura”, Giuseppe Oliverio: «Questa è una iniziativa nazionale – ci dice – perché è inconcepibile che i negozi del centro storico siano aperti, mentre i nostri, qui in galleria, sono chiusi. Parliamo ovviamente – sottolinea Oliverio – di festivi e prefestivi. Qui tanti non sono più capaci di pagare gli affitti dei negozi. Ancora qualche giorno e sarà la fine. Servono provvedimenti immediati». Vale la pena ricordare che Coop e galleria appartengono a due distinte gestioni.
Chi ha aderito
Tra i punti vendita che hanno aderito, come si diceva praticamente tutti, i primissimi ad abbassare le loro saracinesche sono “Bottega Verde”, “My Sun”, “Calzedonia”, e poi via via tutti gli altri, Terranova Abbigliamento, fino all’ultimo negozio. Erica, di “Via Condotti”: «Situazione ormai paradossale», e pare intuire nelle sue parole che questo stillicidio di aperture e chiusure mini, ulteriormente, alla base la fiducia dei cittadini nei loro governanti.
Anche alla galleria del centro commerciale “Il Castello” va in scena la stessa protesta. Qui sono oltre 60 le attività che hanno deciso di “tirare giù”. «L’obiettivo di oggi (ieri per chi legge, ndr) – conferma il direttore Nicola Lodi – è far sentire la nostra voce e quella delle attività commerciali da noi insediate che da oltre 6 mesi non possono aprire nei giorni prefestivi e festivi. La chiusura di queste giornate si aggiunge a tutte le restrizioni che si sono avute in questo periodo e che hanno portato – dice ancora il direttore Lodi – a una perdita di fatturato mediamente di oltre il 40% con punte del 60% per le attività di ristorazione, che sono le più colpite. La situazione non è più sostenibile, abbiamo bisogno che le autorità governative indichino un piano di riapertura del nostro settore ad oggi non preso in considerazione. La sicurezza e la salute dei cittadini e dei clienti prima di tutto – ammonisce nuovamente Lodi – ma possiamo affermare che il centro commerciale è un luogo sicuro, per la sua natura è una struttura organizzata che pianifica giornalmente le attività, da oltre un anno implementiamo i protocolli Covid nazionali e regionali così come tutte le attività commerciali presenti in galleria. Controllo sull’utilizzo delle mascherine, percorsi dedicati in galleria, sanificazione dei luoghi, possibilità di contingentare gli ingressi, sono diventate attività di routine giornaliere che testimoniano l’impegno e la serietà con cui abbiamo affrontato la pandemia. Ora però – conclude Lodi – è arrivato il momento di pianificare l’apertura del fine settimana come sta succedendo per tutti gli altri settori del commercio». –
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