Petrolchimico, sindacati delusi «Il governo non s’impegna»
Dai ministeri generici sostegni per la chimica verde e le garanzie occupazionali Il sindaco: progetti Eni interessanti ma servono sicurezze su tempi e forniture
Resta l’appiglio del Tavolo nazionale per la chimica, ancora da convocare, per evitare la chiusura del cracking di Porto Marghera e le ripercussioni previste sul petrochimico di Ferrara. L’altra sera, all’incontro interministeriale di Roma, è infatti stata ribadita l’intenzione di Eni-Versalis di considerare questa chiusura una parte del piano verso la transizione ecologica delle sue produzioni, e dall’altra la differenti posizioni delle Regioni e anche degli enti locali in merito, con il governo nella parte di chi dà un colpo al cerchio (chimica “verde”) e uno alla botte (garantire occupazione e indotto). Non a caso i sindacati ferraresi, dopo aver ribadito alla vigilia il no alla chiusura assieme ai colleghi veneti, hanno definito «deludente» l’incontro, «non c’è ancora stata un’evidente iniziativa che impegnasse il governo».
Pressante ma preoccupata la presa di posizione del sindaco Alan Fabbri, che ha insistito sulla chiarezza dei «tempi della riconversione» e sulla garanzia della «salvaguardia e la continuità della fornitura alle imprese che oggi operano nel settore chimico».
le dicotomie
Di fronte al viceministro Mise, Gilberto Pichetto, e al sottosegretario alla Transizione ecologica, Vannia Gava, la posizione più vicina a quella sindacale è stata espressa da Vincenzo Colla, assessore regionale emiliano. La chiusura del cracking, ha detto, «rientra in una discussione generale sulla chimica», anche perché l’85% delle produzioni chimiche alimentano altri settori; quanto all’approvvigionamento via nave dei prodotti ora garantiti da Marghera, Colla ha evidenziato il problema della sostenibilità aziendale e i rischi per la sicurezza, richiamando «la necessità di una discussione sul modello che vogliamo affermare con il Pnrr». Accenti diversi da quelli espressi dal Veneto.
Fabbri, dal canto suo, considera «interessante» il progetto di chimica verde di Versalis, «ma per salvaguardare davvero i territori e l’intero sistema della chimica di base dev’essere accompagnato da garanzie di approvvigionamento e stabilità della produzione che devono arrivare in modo chiaro e comunque prima della chiusura del cracker». Serve quindi un tavolo della chimica, perché non è possibile che il nostro petrolchimico sia «messo in difficoltà, anche solo nei piani d’investimento, da decisioni che non garantiscono reali equilibri sulle forniture».
azienda e lavoratori
L’ad Versalis, Adriano Alfani, nel rispondere ai sindacati, ha detto di puntare sul riciclo chimico della plastica, che si può fare solo con un cracking, che si farà però a Priolo, Brindisi e Dunkerque, dove appunto questi impianti resteranno aperti; e che tra i prodotti di Marghera, l’etilene può fornito dagli altri impianti italiani mentre di propilene effettivamente c’è scarsità, e dovrà essere comprato presumibilmente negli impianti del Far est a bocca di pozzo. «Una contraddizione nel percorso di transizione verde di Versalis - ha ribadito Fausto Chiarioni (Filctem Cgil) - e comunque Alfani ha ammesso che di problemi di approvvigionamento via nave in passato ci sono stati, e dovranno essere risolti con interventi tecnologici». Cgil, Cisl e Uil chimici, che chiedono al governo «un ruolo attivo» nella vertenza di una società partecipata come Eni, pensano a iniziative nelle scuole. —
Stefano Ciervo
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