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l’inchiesta sul sant’anna 

Archiviazione per la legionella Ma non rispettate le linee guida

D. P.
Archiviazione per la legionella Ma non rispettate le linee guida

L’indagine della procura conclusa dopo anni e perizie Tre pazienti deceduti per  il batterio, non vi sono prove  che le morti si potevano evitare

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L’accusa era di omicidio colposo plurimo, per pazienti morti all’interno dell’ospedale Sant’Anna di Cona per legionella. Dopo una indagine durata anni, perizie su perizie, e consulenti infettivologi che si sono susseguiti, la procura – pm Ciro Alberto Savino – ha chiesto e ottenuto dal giudice Carlo Negri l’archiviazione delle 4 posizioni indagate: quelle dell’ex direttore Tiziano Carradori, dell’ex dirigente medico Ermes Carlini, Paolo Antonioli, responsabile medico soprattutto del Nsgri (il nucleo gestione rischio infettivo) e Eugenio Di Ruscio, ex direttore sanitario. Tutti chiamati in causa da denunce di familiari e Comitato vittime pubblica amministrazione per la morte dei pazienti Giuliano Catozzi, Pericle Breviglieri e Lina Fogli deceduti tra il 2015 e il 2016.

L’indagine è stata archiviata perché – sintetizza la procura dagli atti tecnici dei propri periti – non vi sono elementi per sostenere responsabilità dirette dei quattro indagati, in quanto non è possibile indicare con certezza o alta probabilità che le loro morti per legionella sai sarebbe potute evitare se vi fosse stato il rispetto delle linee guida dei controlli del Nsgri (il nucleo preposto contro le infezioni). Dunque, non vi sono rilievi penali sostenibili in un processo. Resta il fatto che all’interno del Sant’Anna si sarebbe potuto fare di più, nei controlli, poiché, come indicano i periti alla procura, le linee guida non erano state seguite dall’azienda ospedaliera. E che «una corretta esecuzione di controlli e profilassi della Legionella avrebbe ragionevolmente combattuto e limitata la diffusione del batterio legionella». E allora, se i pazienti sono morti per legionella, perché non vi sono responsabilità? Perché è un batterio che c’è, esiste ed è difficile da azzerare: al più si può attenuare il rischio, contenerlo, l’eliminazione completa è difficile da raggiungere se non impossibile, dicono gli atti. Da qui le conclusioni: sulla base dei consulenti, scrive il pm, è scientificamente impossibile indicare che una condotta alternativa, col rispetto di linee guida, avrebbe consentito di evitare i contagi verificati, essendo impossibile azzerare il batterio. Senza certezze, niente processo: archiviazione. –

D. P.

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