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la fondazione: restituisca i compensi da presidente 

I socialisti europei chiedono a D’Alema mezzo milione di euro

I socialisti europei chiedono a D’Alema mezzo milione di euro

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roma. Il Partito democratico cerca la sua «identità». È questa la parola chiave utilizzata da Enrico Letta nella sua prima Direzione nazionale da quando è alla guida del Nazareno. Da giorni il segretario percepisce che l’aria è pesante, colpa soprattutto della trattative con gli alleati per le amministrative, tirate per le lunghe e poi saltate sul caso Roma. Anche se per il capodelegazione Cinquestelle, Stefano Patuanelli, «non è la fine del rapporto con dem e Leu, che va declinato sui territori».

Una scossa per riaccendere gli entusiasmi, però, serviva subito. Possibilmente senza appiccare il fuoco con il M5S. L’obiettivo, così, si sposta sulla Lega e FdI. «Chiediamo al presidente Draghi di dare una nuova, chiara missione a questa maggioranza per i prossimi mesi», annuncia Letta. Niente più fughe in avanti, dunque. «Oggi possiamo essere ottimisti sul futuro perché siamo stati rigorosi – ha detto riferendosi alla pandemia –. Se si fosse sbracato subito, come chiedeva qualcuno dentro e fuori la maggioranza in modo forsennato e irresponsabile, oggi non saremmo in grado di riaprire in sicurezza e in modo irreversibile».

Letta chiede di lavorare a testa bassa sulle riforme e la prima deve essere quella della giustizia: «Sosteniamo la ministra Cartabia», dice il segretario, segnando un piccolo scostamento dal blocco giallorosso. Corroborata da un invito: «L’agenda del nostro futuro dettiamocela noi, non facciamocela dettare da altri». C’è spazio anche per la politica estera, perché il leader dem pretende che l’Ue non sia più «afona» sul conflitto israelo-palestinese: «Chiediamo con forza che l’Europa intervenga per il cessate il fuoco e per fermare la over reaction di Israele».

Ma è il dibattito interno a occupare lo spazio maggiore, in particolare le primarie. «Quando sono contendibili in modo molto aspro e impegnato si grida alla rissa, quando sembrano avere una candidatura più forte delle altre, si dice “a che servono”. L’importanza del metodo è che non ci sia la decisione in una stanza chiusa».

Sull’ex premier Conte e sui rapporti con i 5 Stelle è intervenuto Bettini, il grande “sarto” con il movimento. Con un sorprendente mezzo passo indietro: «Non l’ho mai inteso come un rapporto organico, strutturale, ma ho sempre parlato di rapporto politico», ha detto l’ex eurodeputato. Che tifa ancora Conte: «Mi auguro che prevalga nel dibattito interno, perché può anche passare il radicalismo populista o addirittura la linea di un ritorno al dialogo con la destra». —



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