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Servono 50 milioni per mettere al sicuro il cracking chimico

S.C.

Per i sindacati nessun passo indietro Eni Senza investimenti l’impianto chiuderà 

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il punto

Il tavolo ministeriale di mercoledì non ha portato ad una schiarita sul fronte della chiusura, a partire dall’aprile 2022, dell’impianto cracking di Porto Marghera, che produce etilene e propilene per i petrolchimici di Ferrara, Mantova e in parte anche di Ravenna. «Non ci sono novità rispetto alla volontà espressa dall’ad di Versalis di arrivare alla chiusura l’anno prossimo, né ci potrebbero essere in assenza di decisioni sugli investimenti promessi e mai realizzati» sottolinea Fausto Chiarioni (Filctem Cgil). Il riferimento è alle condizioni di funzionamento dell’impianto veneziano, che ha livelli di efficienza ancora elevati, soprattutto in rapporto ad altri di Versalis, ma che è stato costruito nel 1977 ed ha bisogno di interventi di manutenzione importanti: in assenza di questi investimenti non potrà essere rinnovata l’autorizzazione ambientale che scade nell’autunno 2022, ed è indispensabile per mantenere in marcia l’impianto.

Versalis, la società Eni che opera nella chimica, ne è consapevole, in quanto nel luglio 2019 presentò anche se solo in via informale un piano d’investimenti su Porto Marghera da 168 milioni fino al 2022, che i sindacati denunciano mai essere partito, e che conteneva appunto una cinquantina di milioni di risezionamento e miglioramento ambientale del cracking, proprio in funzione della nuova autorizzazione ambientale. Si prevedeva in particolare di «allineare la produzione di etilene con i consumi captive via pipeline (da 400 a 300 kt all’anno), ottimizzando i consumi energetici e riducendo le emissioni di anidride carbonica». Il fatto di averlo tenuto in stand by, è la preoccupazione espressa dai rappresentanti dei lavoratori in più sedi, dimostra il cambio di strategia, in parallelo alle dinamiche del mercato internazionale degli idrocarburi, che rende molto conveniente la produzione di monomeri direttamente nei grandi cracking del Far East, che sono a bocca di pozzo. Non a caso Versalis vorrebbe onorare i contratti di fornitura in particolare con LyondellBasell acquistando là il propilene, da inviare poi via nave a Marghera e da lì attraverso il tubo sotterraneo a Ferrara e Mantova.

I sindacati, che sottolineano come senza cracking non si possano fare nemmeno le produzioni di bioplastica e plastica da riciclo che secondo Versalis rappresentano il futuro, puntano ormai tutto sul Tavolo nazionale della chimica, sostenuto anche dal Pd. Lì però il cracking di Marghera sarà solo uno dei temi “caldi”. —

S.C.

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