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tre gli imputati 

Carabiniere rapito e ucciso nel 1987 Via al nuovo processo

Carabiniere rapito e ucciso nel 1987 Via al nuovo processo

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RAVENNA. Pier Paolo Minguzzi, di Alfonsine, sognava di fare carriera nell’Arma dei carabinieri. Era in servizio alla caserma di Bosco Mesola, ma la sua vita venne spezzata il 21 aprile 1987, quando aveva appena 20 anni, dentro un casolare sperduto nelle campagne di Codigoro, dopo essere stato rapito mentre era a casa in licenza.

A 34 anni di distanza, ieri mattina si è aperta la Corte d’Assise per i tre presunti responsabili: i due ex carabinieri della stazione di Alfonsine Orazio Tasca (56enne di Gela difeso dall’avvocato Luca Orsini) e Angelo Del Dotto (57 anni di Palmiano, tutelato da Gianluca Silenzi del foro di Ascoli Piceno) e l’idraulico di Alfonsine Alfredo Tarroni (65enne difeso dal legale Andrea Maestri). In prima fila dietro i pm Marilù Gattelli e Lucrezia Ciriello, alla ricerca finalmente di risposte, c’erano i familiari del giovanissimo militare, davanti la mamma di Pier Paolo, Rosanna Liverani, e dietro i fratelli Giancarlo e Annamaria Minguzzi (parte civile nel processo e tutelati dagli avvocati ferraresi Luca Canella, Paolo Cristofori e Elisa Fabbri). Tra le parti civili accolte anche il ministero della Difesa, con l’avvocato dello Stato Andrea Cecchieri, e il “Nuovo sindacato carabinieri”, per il quale ieri erano presenti il segretario generale, regionale e provinciale ( Massimiliano Zetti, Armando De Angelis e Vittorio La Porta) con avvocato Maria Grazia Russo. È stata una prima udienza di carattere tecnico quella svoltasi ieri davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Michele Leoni, a latere Federica Lipovscek. Le parti hanno formulato le loro richieste e la corte ha accolto la produzione e l’assunzione di parte dei fascicoli, degli interrogatori fatti dall’allora giudice istruttore e delle sentenze del processo sul sequestro Contarini, avvenuto due mesi dopo quello di Minguzzi, e l’omicidio del carabiniere Sebastiano Vetrano. Fatti per i quali i tre imputati hanno scontato pene tra i 22 anni e mezzo e i 25 anni di reclusione.

Sulla morte del 20enne, però, i tre si sono sempre dichiarati innocenti e negli anni ’80 l’indagine venne chiusa con un’archiviazione. Dopo 30 anni, però, per volontà dell’ex procuratore di Ravenna Alessandro Mancini, il caso è stato riaperto, il corpo di Minguzzi riesumato, nuove prove sono emerse e ora tre persone sono a giudizio come presunte responsabili.

La corte ha accolto la realizzazione di due perizie tecniche, destinate a diventare fondamentali: la prima, chiesta dai sostituti procuratore è volta alla trascrizione di intercettazioni fatte nel 1987. La seconda, chiesta dall’avvocato Orsini, sarà una perizia fonica per capire se la voce al telefono che chiese il riscatto di Minguzzi fosse o meno quella di Orazio Tasca. Rinvio ai primi di giugno, per i primi testimoni dei pm.

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