Fusione a esuberi zero fra Credem e Caricento
L’incorporazione diventerà pienamente operativa dalla seconda metà di luglio Mantenimento dei posti di lavoro e delle filiali, le azioni ora valgono 3,5 euro
Una fusione «a esuberi zero», con il mantenimento di tutte le filiali esistenti, e che trova le sue premesse di sviluppo nel radicamento sul territorio, nei modelli affini dei servizi offerti e nell’impegno a «continuare a sostenere le imprese» e a garantire «vantaggi a tutti i soci», a cominciare dalla Fondazione.
Così ieri il presidente e il direttore di Caricento, Giuseppe Pallotta e Ivan Damiano, e il condirettore generale di Credem Angelo Campani, hanno presentato l’incorporazione dell’istituto di credito centese da parte del Credito Emiliano. La fusione prevede un concambio azionario pari a 0,64 azioni di Credem per ogni azione di Caricento, il cui valore si assesta ora a 3,5 euro (era di 1,8 nei mesi preaccordo dell’estate 2020, per passare a 2,70 nell’ottobre successivo). Ieri il progetto ha ottenuto il parere di congruità rilasciato dall’esperto contabile nominato dal Tribunale, a cui è seguito l’avvio del processo di deposito della relativa documentazione nei Registri delle Imprese di Ferrara e Reggio Emilia. A metà giugno è prevista la convocazione delle assemblee di entrambe le banche con l’obiettivo di completare e rendere operativa la fusione a partire dalla seconda metà di luglio.
Caricento (408 dipendenti con una rete di 42 filiali) ha chiuso il suo bilancio 2020 con un utile netto di 4 milioni di euro, «superando meglio di altre banche la fase critica che si è aperta negli ultimi anni», ha ricordato Campani, sottolineando che l’operazione «non è solo un acquisto di azioni, ma una fusione con un progetto comune a lunghissimo termine, in un territorio in cui Credem (che a fine 2020 registrava un utile netto in crescita a 201,6 milioni di euro) vuole rafforzarsi ed essere più presente, consapevole che i portatori di interessi (soci, clienti, imprese) saranno il fattore di successo per il futuro».
Gli azionisti Caricento saranno dunque «soci di Credem, una realtà quotata in borsa», ha aggiunto Campani, e potranno contare sulla liquidabilità del titolo «potendo verificare in ogni momento il valore reale degli investimenti e decidere cosa fare: se vendere o puntare sull’apprezzamento del valore dei titoli». La distribuzione dei dividendi «sarà un valore e un dovere», ha precisato ancora il condirettore generale Credem, rivendicando la distribuzione di 460 milioni negli ultimi dieci anni, e assicurando l’impegno a incrementare la redditività, «un obiettivo possibile per la qualità del nostro portafoglio crediti e per l’ulteriore apprezzamento del titolo».
«E se Caricento, inevitabilmente «perde la sua autonomia - hanno detto Pallotta e Damiano - la fusione significherà più crescita e più forza per i clienti e maggiore remunerazione per gli azionisti. Avere la direzione generale a 50 chilometri da Cento è un fattore importante, così come il radicamento di Credem sul territorio e la conoscenza di clienti e imprese».
E il “marchio” della Cassa con una storia di 162 anni, almeno per ora non scomparirà: «Il brand Caricento ha un enorme valore e riconoscibilità per il territorio - ha chiosato Campani - è un marchio storico che ha sempre identificato la cassa con la vicinanza alle imprese e alle famiglie dell’Emilia Romagna e sui territori storici e tradizionali della provincia di Ferrara, e a oggi rimarrà».
A.M.
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