La Nuova Ferrara

Ferrara

Il termovalorizzatore di herambiente  

«Sull’inceneritore avevamo le mani legate»

L’assessore Balboni: noi bloccati da leggi e piani approvati dalla sinistra che altrove ha fatto pagare il disagio ambientale

3 MINUTI DI LETTURA





«Non accetto lezioni di morale dalla senatrice Paola Boldrini (Pd). Ha votato il decreto Sblocca Italia, uno dei provvedimenti che ha legato le mani alle amministrazioni locali, consentendo l’utilizzo degli inceneritori di rifiuti fino alla saturazione della capacità. Ora attacca questa amministrazione e non ne ha titolo». L’assessore comunale all’ambiente Alberto Balboni ha deciso di rispondere a muso duro, affiancato dal dirigente di settore Alessio Stabellini, alle frustate dell’opposizione (in particolare del Pd, accusato di «finto ambientalismo») che si è schierata contro l’innalzamento della soglia massima di utilizzo del termovalorizzatore, da 130mila a 142mila tonnellate. L’ultimo dato era la capacità riconosciuta originariamente all’inceneritore, mai applicata a pieno in passato sulla base di accordi quasi ventennali assunti con la multiutility dalla vecchia amministrazione.

Polemica in sordina

Il quadro si è modificato, innescando una polemica a scoppio ritardato, dopo che la richiesta presentata il 30 ottobre scorso da Herambiente di aumentare lo sfruttamento degli impianti di Cassana ha ottenuto recentemente l’ok della Conferenza dei servizi, nonostante il parere negativo espresso da Palazzo municipale. Balboni ricorda che l’articolo 35 del decreto Sblocca Italia, che risale al 2014, ha impedito «ai Comuni di avere voce in capitolo su queste scelte» (la senatrice Boldrini è entrata in parlamento nel 2015 «quindi io non ho votato quella legge», rammenta all’assessore consigliandogli qualche «esercizio di memoria»). Il Piano di gestione dei rifiuti adottato dall’Emilia Romagna nello stesso anno ha sancito il principio dell’autosufficienza regionale in materia di smaltimento e ha confermato «la possibilità di saturare gli impianti mantenendo il rispetto dei vincoli ambientali». Tutte norme approvate da amministrazioni e governi di centro-sinistra, ha ribadito l’assessore, creando «un corto circuito normativo assurdo» mentre ora il Pd «grida allo scandalo. Il vecchio accordo Comune-Hera del 2013, ha aggiunto, «non faceva niente altro che confermare quanto disposto da un’autorizzazione tecnica nel 2007».

Herambiente, in pratica, doveva fermarsi a 130mila tonnellate bruciando una quota anche crescente di rifiuti speciali reperiti sul mercato da aggiungere agli urbani, perchè la raccolta differenziata in aumento riduceva le quantità di rsu da incenerire. Quel limite oggi è salito a 142mila tonnellate. Perché il Comune non ha sollevato apertamente la questione a ottobre, quando Hera presentò la domanda di adeguamento? «Abbiamo avuto un interlocuzione intensa con la multiutility in questi mesi. Non abbiamo potuto opporci ma ora andremo a verificare che l’impianto utilizzato al massimo delle capacità riduca davvero le emissioni del 10% – ha concluso Balboni – pretendiamo accorgimenti per limitare l’impatto ambientale, abbiamo concordato il potenziamento della strumentazione di controllo e chiederemo un accordo per ottenere una somma per tonnellata a titolo di oneri di disagio ambientale. Modena ricava 1 milione l’anno da questa entrata, perché qui il Pd non ha mai chiesto neanche un soldo?». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google