Ancora più tempo per la seconda dose e dovremo prepararci alla terza
Per Pfizer e Moderna possibile rinvio a novanta giorni Locatelli: «Assolutamente ragionevole farne un’altra»
Roma. Mentre gli scienziati valutano se e come modificare la tempistica per la seconda dose, prende sempre più corpo l’idea di doversi tutti quanti preparare a una terza somministrazione. A preannunciare la novità rispetto al piano vaccinale così come era stato impostato è il presidente del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli. «È assolutamente ragionevole che debba essere fatta la terza dose – dice – al momento non è compiutamente stimabile quando dovrà essere raccomandata. Si può pensare che si vada dai dieci mesi in su».
IL PASS VACCINALE
È un tema che si intreccia con quello della durata del pass vaccinale. Nel governo si ragiona sul suo allungamento almeno fino a nove mesi. Una notizia confermata dal presidente della Federazione nazionale dell’ordine dei medici Filippo Anelli in attesa che entri in gazzetta ufficiale. I primi a beneficiarne infatti saranno proprio gli operatori sanitari, i pionieri della vaccinazione, in attesa che la scienza possa «accumulare maggiori dati» per definire la durata della copertura. All’interno dell’esecutivo c’è chi si spinge ancora oltre. È il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, che ipotizza l’estensione a un anno «ma soltanto per quelli che hanno completato il ciclo vaccinale».
SECONDA DOSE QUANDO?
Intanto la seconda dose dei vaccini m-Rna Pfizer e Moderna «può essere ritardabile fino a novanta giorni». A sostenerlo in audizione davanti alla commissione Sanità del Senato è il presidente dell’agenzia nazionale del farmaco Giorgio Palu. Un ragionamento che è frutto di alcuni studi britannici dai quali emerge come la risposta che si avrebbe nel richiamo a quella distanza di tempo sarebbe «ancora più forte».
In Italia, al momento, si è deciso per il prolungamento di due/tre settimane (da 21 a 35-42 giorni) rispetto a quanto stabilito all’inizio. Una decisione – spiega Palù – presa per motivi «scientifici ma anche pratici». Una volta stabilito che l’allungamento del richiamo non ha implicazioni sulla risposta anticorpale si è fatto di necessità virtù. Questo slittamento infatti permette di avere «tre milioni di dosi in più per coprire la fascia più esposta dei 60-69 anni».
DILAZIONE NECESSARIA
Una dilazione che pure il direttore generale dell’Agenzia nazionale del farmaco, Nicola Magrini, reputa «accettabile e preferibile». Anche perché, come sottolineato dal presidente del Comitato tecnico scientifico Locatelli, «in uno scenario in cui vi è ancora necessità di coprire un elevato numero di soggetti è opportuno dare priorità a strategie di sanità pubblica che consentano di coprire dal rischio il maggior numero di persone nel minor tempo possibile».
E in merito all’allungamento delle tempistiche della seconda dose il Tar del Lazio ha respinto l’istanza cautelare urgente di alcuni cittadini che lamentavano la positicipazione della seconda dose di vaccino Pfizer da 21 a 35 giorni.
ANCORA PRUDENZA
Resta comunque la raccomandazione generale alla prudenza. «Non dimentichiamoci che questo virus continua a mutare e la mutazione può comportare la presenza di varianti che sono insensibili ai nostri vaccini – ha detto il professor Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” – abbiamo già avuto la situazione del Sudafrica che non può utilizzare uno dei vaccini disponibili, e quindi dobbiamo stare molto attenti. Bisogna ancora raccomandare a tutti coloro che circolano e si spostano di mantenere la mascherina, non fare troppi assembramenti e stare ancora molto attenti. Non siamo usciti dall’emergenza». —
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