Perse tonnellate di ciliegie pesche, susine e albicocche
È ancora una volta l’Emilia Romagna, Ferrara inclusa, a pagare il pezzo più salato Il conto è destinato a salire quando si conoscerà il destino di pere, mele e kiwi
È ancora una volta l’Emilia-Romagna, Ferrara naturalmente inclusa, a pagare il conto più salato per le gelate primaverili che si sono verificate tra fine marzo e inizio aprile, quando le temperature nelle ore notturne sono scese fino a sette gradi sotto lo zero danneggiando irreparabilmente i germogli già in fiore. Il gelo ha colpito le produzioni di tutta Europa ma, a livello nazionale, oltre un quarto dei danni alla frutta sono concentrati in Emilia- Romagna: si tratta di 232 milioni di euro (su un totale di 862) per le sole drupacee (pesche, albicocche, susine e ciliegie), con il conto che è destinato a salire nelle prossime settimane quando sarà possibile quantificare anche le conseguenze per pere, mele e kiwi.
i numeri
Nel dettaglio, si parla di 115,5 milioni di euro per i danni da perdita di prodotto (in totale 209.000 tonnellate di frutta persa), ai quali si sommano quelli relativi alla fase di lavorazione che si attestano sui 42,5 milioni di euro, oltre ad una perdita di valore dell’indotto stimata in 74 milioni di euro.
A fotografare la situazione su base nazionale è il report realizzato da Cso Italy (Centro servizi ortofrutticoli di Ferrara) su indicazione dell’Alleanza Cooperative Agroalimentari, con i dati che sono stati rielaborati su base regionale dalle centrali cooperative dell’Emilia-Romagna. «Uno dei motivi che ci ha spinto a far redigere una stima completa sulle perdite economiche complessive per le drupacee – commenta il coordinatore del settore ortofrutticolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari, l’agricoltore Davide Vernocchi – è il fatto che la rilevanza del fenomeno e l’impatto sul comparto ortofrutticolo regionale e nazionale derivante dall’andamento climatico degli ultimi mesi, sia stato a nostro avviso alquanto sottovalutato». Mai fino a questo momento eventi climatici avevano avuto impatti così devastanti su tutte le colture, provocando perdite tanto rilevanti a livello nazionale e regionale.
Impatto devastante
«Il cambiamento climatico sta determinando l’anticipo delle fasi fenologiche delle piante – spiega Vernocchi -. La fioritura dei frutteti oggi avviene fino a 20 giorni prima rispetto al passato: è per questo che le gelate primaverili causano danni così importanti». Danni che risultano ancora più penalizzanti in quelle aree come l’Emilia-Romagna che già nel 2020 erano state colpite dal gelo e che si trovano a far fronte per il secondo anno consecutivo a nuove perdite economiche, senza dimenticare la stagione 2019 caratterizzata dall’invasione della cimice asiatica che aveva polverizzato in particolare la produzione di pere.
«La frutticoltura emiliano-romagnola di questo passo non reggerà a lungo – avverte Vernocchi -: occorre lavorare fin da subito a tutti i livelli per favorire gli investimenti negli strumenti di difesa attiva che salvaguardino la filiera a vantaggio del consumatore. È necessario, poi, che la ricerca aiuti la nostra frutticoltura a essere sempre più resistente agli effetti del cambiamento climatico e servono veri e propri paracadute per intervenire su una situazione che da eccezionale rischia di diventare cronica». —
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