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Ucciso come Floyd Il caso Greene scuote l’America

Ucciso come Floyd Il caso Greene scuote l’America

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NEW YORK. «Sono tuo fratello! Ho paura! Ho paura!». Il grido di Ronald Green, ucciso di botte dalla polizia risuona nelle orecchie degli americani, al pari del «Non respiro» di George Floyd, anche lui ucciso dagli agenti. Grazie al drammatico video diffuso dall’Ap, sugli ultimi momenti di vita di Ronald Greene, morto nel 2019 durante il controllo di una pattuglia della polizia, l’America torna a interrogarsi nuovamente. Un episodio che appare la fotocopia della morte di George Floyd. Che accadrà ora? Si attende di sapere se e come si muoverà l’autorità giudiziaria americana, che probabilmente attende l’esito delle indagini dell’Fbi. Dei poliziotti coinvolti nella morte dell’afroamericano a Monroe in Louisiana, Kory York, quello che trascinò per le gambe il corpo di Greene e che disattivò la sua bodycam era stato sanzionato con una sospensione di 50 ore dal servizio.

Invece i due agenti che hanno inseguito Greene e sono apparsi come i più coinvolti nelle violenze, hanno avuto un destino sfortunato. Il capo pattuglia Chris Hollingsworth è deceduto alcuni mesi fa, all’indomani dell’aver appreso che sarebbe stato licenziato. È invece finito nei guai l’agente Dakota DeMoss arrestato in connessione con un altro caso, accusato insieme ad altri due poliziotti per uso eccessivo della forza nei confronti di un automobilista. Lee Merritt, legale della famiglia è molto chiaro: «Ronald stava bene quando l’avevano fermato – ha commentato – non sembrava ferito. Ma quelle immagini mostrano che venne brutalizzato e torturato per circa quindici minuti». —

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