“Piazza Verdi” attacca Balboni «Troppi silenzi sul forno Hera»
L’assessore: nessun ritardo. L’associazione: il ricorso a Mattarella è ridicolo Nel mirino anche Gulinelli: è inadeguato, i disegni di Ghedini sottratti alla città
Ambiente e cultura finiscono nel mirino dell’associazione “Piazza Verdi”. «L’assessore Balboni, dopo aver accuratamente celato per mesi alla cittadinanza la discussione in corso in Conferenza dei Servizi sulla richiesta di Hera di aumentare in modo significativo la quantità di rifiuti da incenerire, si è prodotto in fantasiose giravolte e imbarazzanti salti mortali nel tentativo di evitare la protesta dei cittadini – scrive il sodalizio – Alla richiesta di Hera il Comune di Ferrara ha dato parere ufficiale favorevole, proprio per questo non ha potuto ricorrere al Tar, e l’annuncio, oltre tutto tardivo, di un ricorso al Presidente della Repubblica è in questo quadro, francamente, ridicolo. Balboni ha dimostrato di non essere in grado di proteggere né l’ambiente né la cittadinanza e di avere idee molto personali sul concetto di “trasparenza». L’associazione ribadisce che ora la Regione deve fermare «il progetto di Hera: con un’alta percentuale di raccolta differenziata è sufficiente far funzionare una sola linea dell’inceneritore, in previsione di una totale dismissione dell’impianto». L’assessore comunale all’Ambiente ribatte: «L’esito della procedura che ha portato al rilascio dell’autorizzazione, con l’esito favorevole alla richiesta di Hera, è del 5 maggio scorso. Non c’è stata volontà di nascondere un’informazione ai cittadini, volevamo rendere pubblica la posizione dell’amministrazione assieme alle azioni immediatamente avviate dal Comune contro questa decisione. Qualcuno vuol fare un processo alle intenzioni». Il caso sta generando qualche apprensione anche a Porotto, un settore della città tra i più vicini all’inceneritore.
“Piazza Verdi” intanto non risparmia critiche neanche all’assessore alla Cultura, Gulinelli. «Prima ha raccolto da alcune prestigiose associazioni ferraresi l’informazione della ricomparsa in una bottega antiquaria di Milano di quei trentun disegni del pittore del Settecento Ghedini, donati dall’artista alla Biblioteca della Pontificia Università di Ferrara, ma scomparsi dalla Biblioteca Ariostea non si sa quando – afferma l’associazione – poi ha preso impegni per l’acquisto degli stessi, affinché tornassero a far parte del patrimonio della città». Infine «li ha fatti acquistare da una Fondazione privata che li avrebbe “donati” al Comune. Di quale Fondazione si trattasse, ovviamente la Cavallini–Sgarbi, è stato lo stesso Vittorio Sgarbi a rivelarlo, chiarendo che i disegni verranno “prestati” al Comune. Altro che “donati”».
In questo caso, prosegue l’associazione, «ventimila euro avrebbero messo in difficoltà il bilancio. Perché non scegliere una fondazione pubblica come Ferrara Arte? In questo modo i disegni sarebbero tornati alla città. Il conflitto d’interessi è divenuto intollerabile. Questo episodio mostra non solo l’inadeguatezza della condotta dell’assessore Gulinelli, ma anche che Vittorio Sgarbi non sembra adatto a ricoprire il ruolo di presidente di Ferrara Arte. Il sindaco Fabbri dovrebbe rifletterci». —
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