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Quadro “sospetto” al ristorante Carabiniere fa scoprire i furti

Quadro “sospetto” al ristorante Carabiniere fa scoprire i furti

Oggi i militari riconsegnano in Campania dipinto, reliquiario e scultura trafugati fra il 1976 e il 2011 Denunciate 29 persone

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FIRENZE. Sei opere – quattro dipinti, frammenti di una pala d’altare, un reliquiario e la scultura di un angelo in legno policromo – saranno riconsegnate stamattina alle 11 nella Chiesa del Santissimo Salvatore di Calvanico (Salerno) dai comandanti dei nuclei per la tutela del patrimonio culturale di Napoli e Firenze, maggiore Giampaolo Brasili e capitano Claudio Mauti, al parroco, don Vincenzo Pierri, alla presenza del sindaco Francesco Gismondi.

La pala d’altare “Madonna del Rosario” venne asportata il 14 maggio 1976 dalla chiesa del Santissimo Salvatore, mentre il reliquiario e l’angelo policromo erano posti nel tabernacolo della chiesa della Madonna delle Grazie, da cui furono asportati nel 2011. Queste restituzioni sono il frutto di due distinte indagini condotte parallelamente dai Nuclei Tutela artistica di Napoli e di Firenze.

L’operazione dei carabinieri di Firenze è nata dopo la segnalazione di un militare del nucelo che dentro a un ristorante fiorentino aveva individuato un dipinto sospetto. Il ristoratore poi è risultato estraneo ai fatti e, anzi, oggi sarà presente alla restituzione delle opere ritrovate.

La complessa investigazione condotta dal Nucleo Tpc di Napoli, coordinata dalla procura della Repubblica partenopea, che ha portato al recupero del reliquiario e dell’angelo, ha permesso d’individuare 29 persone parte di un’organizzazione criminale con base logistica in Campania, che ricettava beni preziosi rubati da luoghi di culto e istituti religiosi collocati sull’intero territorio nazionale. Le indagini hanno permesso di accertare che la banda era attiva già da numerosi anni nel settore dell’antiquariato e dei beni ecclesiastici grazie alle specifiche conoscenze dei ricettatori che, appassionati d’arte o, in alcuni casi, ex titolari di negozi, erano il tramite per la commercializzazione degli oggetti proventi di furto. L’iter era consolidato: alcuni avevano il compito di effettuare sopralluoghi per individuare luoghi di culto vulnerabili e non vigilati, altri si occupavano del reperimento dei beni per individuare i canali illeciti di vendita, ad altri ancora spettava infine la collocazione dei pezzi rubati, dai mercati rionali per gli oggetti di minore rilevanza a trattative private nel caso di opere di notevole valore commerciale.

Di fondamentale importanza, per l’individuazione dei beni, è risultata la comparazione delle immagini degli oggetti sequestrati con quelle contenute nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, gestita dai carabinieri. —

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