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Gli emigrati e le loro storie La terra natia vuole conoscerle

Katia Romagnoli
Gli emigrati e le loro storie La terra natia vuole conoscerle

Un tavolo di lavoro permanente e un osservatorio del Basso Ferrarese Un ponte tra passato e presente, fra chi è andato via e i territori di origine 

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COMACCHIO. Un tavolo di lavoro permanente e un osservatorio del Basso Ferrarese, con capofila il Comune di Comacchio, per rinsaldare i legami con coloro che, tra gli anni ’50 e’60, sono migrati nelle città industriali del nord, ma anche in Svizzera, Francia, Belgio, Gran Bretagna e in molti altri Paesi.

come funziona

È un progetto ambizioso quello che i Comuni del Delta, con il supporto dell’associazione laghese Cineclub Fedic “Delta del Po”, stanno mettendo in campo, puntando ad intercettare le risorse del bando regionale, volto a sostenere iniziative di valorizzazione e divulgazione della memoria storica del Novecento.

La Regione, infatti, in attuazione della L. R. 3/2016, ha emanato un avviso rivolto a Comuni, Unioni di Comuni, fondazioni ed associazioni, stanziando 300mila euro destinati a progetti, che contemplano la ricerca e la raccolta di testimonianze di coloro che sono migrati negli anni del boom economico, ma finalizzati alla conservazione e alla valorizzazione della memoria di pagine di storia locali, con l’obiettivo di costruire un ponte tra passato e presente, fra migranti e territori di origine.

«Il fenomeno migratorio del Novecento è oggetto di accurati studi compiuti dal professor Alberto Boschi del dipartimento di studi umanistici dell’Università di Ferrara – commenta Carlo Menegatti, presidente del Cineclub Fedic Delta del Po, che coordina il progetto –; il nostro compito è quello di scoprire le storie che si celano dietro quel fenomeno che, nel secolo scorso, ha depauperato interi Comuni. Basti pensare – aggiunge Menegatti – al Comune di Lagosanto che, in dieci anni, dal 1958 alla fine degli anni ’60, ha perso il 40% della propria popolazione. La fetta più consistente dell’emigrazione è andata alla Svizzera».

le iniziative

L’Università di Ferrara promuove due borse di studio sui ferraresi migrati e sono molti, fra loro, quelli che hanno abbandonato, nell’immediato dopoguerra, le aree rurali povere del basso ferrarese, andando in cerca di un’occupazione in fabbrica a Torino, Milano e altre città, ma anche all’estero.

«Daremo vita ad un osservatorio che coinvolge i Comuni aderenti del basso ferrarese –prosegue Menegatti –, alcuni mi hanno già mandato la delibera di adesione, come Mesola e Codigoro e a conclusione dei lavori, tra fine anno e l’inizio del 2022 realizzeremo anche una mostra itinerante con foto, lettere e documenti reperiti nel corso delle ricerche».

Sin da ora il Fedic Delta del Po, che ha sede in via Fermi, 6 a Lagosanto, con la collaborazione dei Comuni e delle associazioni locali, è a caccia di storie di migranti, per poterli rintracciare o per entrare in contatto con i loro figli e nipoti. «Lo scopo dell’Osservatorio – sottolinea Menegatti – è quello di riannodare il filo con coloro che hanno lasciato le nostre terre, per riscattarsi dalla povertà e dalla miseria, in cerca di miglior fortuna». In questi giorni si è svolto, a Comacchio, il primo confronto, nel corso del quale sono stati recepiti spunti e idee, per la presentazione di un progetto unitario che consentirà ai Comuni del Basso Ferrarese, di stringere legami d’amicizia e di collaborazione con famiglie e comunità di migranti. —

Katia Romagnoli

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