I cugini uccisi dopo la lite sul campo I due presunti assassini sono indagati
Blitz e perquisizioni dei carabinieri nelle case di padre e figlio: sono entrambi accusati di omicidio e distruzione di cadavere
Daniele Predieri
Un litigio degenerato tra i cugini Riccardo e Dario Benazzi e due abitanti della zona in cui sono stati uccisi, padre e figlio, un artigiano e uno studente: un litigio culminato la domenica del 28 febbraio scorso che portò, secondo le ipotesi degli inquirenti, a quei colpi di fucile sparati contro i due cugini mentre lavoravano alla demolizione dell’impianto eolico che si trova sul campo, e poi alla distruzione dell’auto e dei loro corpi dati alle fiamme. Ipotesi che dopo quasi due mesi e mezzo, procura e carabinieri hanno trasformato nel primo atto giudiziario, facendo scattare ieri mattina un blitz, con perquisizioni nelle case di padre e figlio, Filippo Mazzoni, 49 enne e Manuel Mazzoni, 20 enne studente, notificando loro le accuse di omicidio volontario aggravato e di distruzione dei due cadaveri nell’auto.
Armi sequestrate
Il blitz durato quasi tutta la giornata, dalla mattina fino al primo pomeriggio, dei Carabinieri del Nucleo Investigativo, di Copparo e del Nucleo Cinofili Bologna che hanno partecipato alle perquisizioni, ha portato al sequestro di armi e munizioni, legalmente detenute dal padre nella casa vicino al campo dove sono stati uccisi i cugini Benazzi: tutti elementi, sia chiaro, da valutare e periziare, che potranno entrar a far parte dei riscontri o meno finora raccolti nell’indagine coordinata dalla pm Lisa Busato. I tecnici dei Carabinieri hanno setacciato la casa in tutte le pertinenze e anche le auto, e quindi altri esami sono stati eseguiti trasferendo una macchina dell’artigiano in caserma a Ferrara, dove sono stati usati i cani specializzati nel fiutare tracce di polvere di sparo, eventuali tracce e prove del coinvolgimento di padre e figlio: e comunque sull’esito delle perquisizioni ovviamente vige il massimo riserbo.
Quello di ieri mattina è il primo atto ufficiale contro i presunti assassini, indagati ora formalmente per il duplice omicidio dei cugini Benazzi. Ai due i carabinieri sono arrivati dopo una serie di riscontri e ipotesi investigative, suffragate al momento – da quanto si apprende – da altri elementi esterni su cui vige il più stretto riserbo.
Gli stessi inquirenti, pur confermando il primo atto giudiziario nei confronti di due indagati (l’ipotesi è che si tratti di chi ha ucciso e chi ha aiutato a caricare i corpi in auto e darla alle fiamme) non vanno oltre: devono precisare i dettagli della vicenda, soprattutto sul movente. Stefano Marangoni, difensore dei due indagati, padre e figlio Mazzoni, invita alla cautela e al rispetto degli indagati, e con altrettanto rispetto verso gli inquirenti non commenta né dichiara nulla sull’atto compiuto: «Si tratta di una indagine complessa». Ne attende gli sviluppi l’avvocato Denis Lovison, per la famiglia di Dario, che ribadisce «la massima fiducia negli inquirenti al lavoro da tempo, attendiamo l’evoluzione dell’indagine ben consapevoli che si tratti al momento solo di indagati per questo delitto, anche se tutto questo già rasserena le famiglie dei signori Benazzi che temevamo questo restasse un cold case insoluto». –
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