La Zona Franca sul De Micheli «Lento e inesorabile declino»
L’associazione interviene a 360 gradi sulla gestione del Teatro Comunale Fra le mosse criticate gli incarichi esterni e la programmazione degli spettacoli
COPPARO. La Zona Franca è un nome collettivo. Una decina di cittadini copparesi che ha a cuore la cultura e, in generale, la comunità copparese. La prima occasione in cui La Zona Franca ebbe occasione di proporre una iniziativa fu, guarda caso, in relazione ad alcune decisioni sul teatro di un paio di anni fa, al cambio di amministrazione e di indirizzi per il De Micheli.
«Volevamo – dice la vicepresidente dell’associazione, Patrizia Lucchini – osservare da vicino la nuova gestione. E quello che abbiamo visto ci porta a intervenire ancora, ma non per semplice spirito di polemica, quanto come constatazione di scelte che non riteniamo corrette. E, allora ci siamo espressi con un comunicato, ma vogliamo esternare le nostre osservazioni».
la questione spese
«Con il massimo rispetto per la ricorrenza, lo spettacolo in occasione dell’anniversario è solo uno spettacolo, non tanto un segnale di ripresa. Infatti gli spettacoli proposti saranno in piazza, non in teatro. Il De Micheli, per anni, è stato aperto in inverno e lasciava spazio, chiudendo, in estate. Oggi, la scelta di proporre gli spettacoli teatrali estivi significa solo che il teatro continuerà ad essere chiuso, mancando l’attività passata, che era praticamente giornaliera. E poi, andiamo a vedere le spese: la giunta con un affidamento diretto ha esternalizzato la gestione del teatro comunale. Sono 37.700 euro. Non è questione di pochi o tanti, ma solo il fatto che la giunta ha deciso di spendere, con l’unica idea messa in campo legata al conferimento degli incarichi esterni. E così – prosegue la vicepresidente Lucchini – si mettono sulle spalle dei cittadini delle spese mai sostenute prima: il teatro comunale da sempre gestito internamente, con personale competente e che si era costruito grande esperienza, perfettamente in grado di programmare e gestire le diverse attività teatrali e spettacolari».
la piazza vuota
La Zona Franca mette in fila una serie di altri argomenti. «Ci sono 20.000 euro impiegati per la costruzione di un’arena dietro il comune. Benissimo. E allora, un’altra estate con la piazza completamente vuota? E non si dia la colpa alla necessità di spaziamento. In piazza della Libertà – osserva ancora Patrizia Lucchini – gli spazi per distanziare le sedie ci sono, e tanti, ma ci sono anche tutti i bar che possono avere aiuto da spettacoli e attività. E sedie e palco erano disponibili. Ma forse non c’è più il personale per realizzare tutto ciò. E quando ci siamo impegnati in difesa di un luogo, un luogo di tutti, ci hanno risposto che facevamo solo propaganda. Ma chiudere il teatro (perché il teatro, come luogo fisico, è chiuso) non è un vantaggio, perché viene a cadere l’attività che vi si svolgeva».
«andrà sempre peggio»
«La riduzione – conclude Lucchini– delle spese del teatro venduto per anni come idea rivoluzionaria, in realtà comporta comunque delle spese in più, rispetto a un’attività che coinvolgeva moltissimi cittadini e praticamente per tutto l’anno. Il nostro timore era, e i segnali negativi continuano, che l’epilogo del nostro teatro fosse quello di andare verso un lento e programmato svuotamento. Gli uffici del teatro non ci sono più. Hanno lasciato spazio al vuoto. Le associazioni che lo popolavano con i loro corsi hanno dovuto traslocare. Nessuno ha mai agito per frenare questo lento declino, ma sappiamo che non è casuale. E non c’è Covid che tenga. Purtroppo – è la constatazione conclusiva fatta dalla vicepresidente dell’associazione La Zona Franca – di questo passo andrà sempre peggio». —
Alessandro Bassi
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