Sì al Modello Ferrara «Ma le imprese devono essere in cabina di regia»
L’analisi di Davide Belotti, riconfermato presidente Cna «Più decisioni ai privati. Resta il nodo infrastrutture»
Una sfida che in questi mesi si sta facendo sempre più dura e sono questi i momenti nei quali le associazioni di settore valutano gli scenari futuri su cui agire e lanciano proposte.
«Ci attendono anni difficili, in cui dovremo ricostruire il tessuto economico e imprenditoriale del territorio profondamente danneggiato dall’emergenza sanitaria. Per riuscirci dobbiamo mettere in campo un nuovo “modello Ferrara” che ponga al centro l’impresa e l’ambiente insieme, un connubio tra la capacità imprenditoriale di creare ricchezza e posti di lavoro e la valorizzazione dell’ambiente non semplicemente come patrimonio da tutelare ma anche come risorsa di sviluppo».
Matematico di formazione, imprenditore del settore turistico, Davide Bellotti è stato confermato per il secondo mandato alla presidenza di Cna, l’associazione che raccoglie, in provincia di Ferrara, quasi cinquemila piccole e medie imprese.
«Il mondo della piccola e media impresa che noi rappresentiamo – spiega il confermato presidente –ha subito danni pesantissimi a seguito della pandemia. In assemblea CNA ho sottolineato che nel 2020 il valore aggiunto in Provincia di Ferrara è crollato – dati Camera di Commercio – dell’8,8%. Economicamente parlando, torneremo forse a livelli pre-Covid non prima del 2022: a patto che la ricostruzione cominci subito».
Quali sono le caratteristiche del “Modello Ferrara” a cui lei sta pensando?
«Non dobbiamo copiare i modelli di sviluppo di Bologna, Modena o della Romagna. Ferrara ha un suo DNA specifico, fatto di terra e di acqua. Dunque partiamo da valorizzazione e tutela ambientale e lavoriamo sull’agricoltura, sulla pesca e sul turismo ma in chiave green. Dobbiamo migliorare i modelli produttivi e distributivi, potenziare l’industria di trasformazione dei prodotti, applicare i risultati della ricerca più avanguardistica a produzione e trasformazione, operare per rendere green le aziende. Il sistema produttivo deve adeguarsi alla qualità paesaggistica e ai prodotti turistici richiesti».
Servirà una regia per dare forma questo progetto. Chi dovrebbe farsi carico di questo ruolo?
«Bisogna mettere le imprese nella cabina di regia. A Ferrara, fino ad oggi, è sempre prevalso un modello decisionale di tipo pubblico-istituzionale. Di conseguenza tutte le agenzie di sviluppo, a parte la Camera di Commercio, hanno una governance pubblica e mancano del contributo dell’imprenditoria. Ma il mercato, la promozione del prodotto, lo studio della clientela potenziale sono di stretta competenza delle aziende. Non possono essere i Comuni, per esempio, a partecipare alle fiere di settore o a sottoscrivere accordi aziendali».
Naturalmente nella strategia che lei sta delineando le istituzioni pubbliche continueranno ad avere un ruolo. Quale?
«Le azioni pubbliche, necessarie ed encomiabili, devono partire da una corretta analisi del mercato e una conoscenza approfondita di imprese e background di riferimento (manodopera, formazione, investimenti, ecc.) . Questa analisi preliminare deve essere svolta dalle imprese e dalle loro associazioni. Solo così si potrà procedere a un piano di sviluppo corretto e sinergico e monitorare il risultato in termini di fatturato e di crescita dimensionale di imprese e consorzi. Così si potranno fondere, in sinergia, presupposti e azioni per ottenere un risultato importante per tutto il territorio».
Tra le vocazioni del territorio e della città capoluogo c’è sicuramente il turismo. Lei non teme che la “Destinazione Romagna” in cui Ferrara è stata inserita dalla Regione, sottragga visibilità a Ferrara?
«Mi ricollego a quello che ho appena detto. La promozione è lo strumento essenziale di ogni proposta turistica di successo, ma per funzionare bene non può essere affidata esclusivamente alle istituzioni pubbliche. È necessario che le imprese intervengano e se ne facciano carico con convinzione e in prima persona: se questo avviene, anche la Destinazione Romagna può essere un’opportunità»
Quale sarà, in questo scenario, il ruolo della ricerca e della formazione?
“È fondamentale. Se vogliamo dare senso alla nostra vocazione fatta di artigianato di qualità, agricoltura, pesca e industria green, turismo slow dobbiamo dedicarci alla sfida tecnologica senza se e senza ma. È positivo, per esempio, che l’Università di Ferrara stia entrando nel settore agrario con un corso di laurea specifico: significa mettersi in connessione con le vocazioni del territorio. Il ruolo della scuola è centrale, ma va rilanciata in modo serio, non solo sulla carta, la relazione tra istruzione tecnica e impresa: oggi le aziende troppo spesso faticano a trovare dipendenti adeguatamente formati».
Cna rappresenta la piccola e media impresa. Ma la Pmi può dialogare con un grande asset industriale come il polo chimico di Ferrara?
«È chiaro che mettere al centro dello sviluppo il lavoro richiede un impegno globale ed un dialogo aperto fra piccola e grande impresa: a Ferrara questo dialogo può concentrarsi sul tema del rilancio del polo chimico attorno alla chimica verde».
E le grandi arterie di comunicazione? Ferrara non brilla per la modernità ed efficienza dei collegamenti viari che la attraversano. Da questo punto di vista risulta un po’ isolata rispetto alla altre realtà che operano lungo la via Emilia.
«Ha toccato un punto fondamentale. Un territorio che intende affermare con forza la propria identità e acquisire maggior peso economico deve chiedere connessioni migliori. Ferrara e tutto il suo territorio, Delta incluso, può e deve essere collegata facilmente e rapidamente non solo sugli assi Ovest-Est e Nord-Sud italiani, ma di conseguenza anche sui corridoi Ovest-Est Europa (Corridoio Mediterraneo) e ad almeno uno dei corridoi che percorrono l’asse Nord-Sud Europa attraversando l’Italia. All’oggi non è così». —
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