Il logorio sotterraneo dei casi asintomatici
Nel corso della pandemia le Lungodegenze Covid hanno accolto anche anziani asintomatici le cui condizioni di salute erano però nel frattempo diventate preoccupanti per il peggioramento di altre patologie pregresse. «Soprattutto all’inizio dell’emergenza sanitaria - spiega la direttrice delle Lpa Asl, Candida Andreati - quando le strutture protette non si erano ancora organizzate con settori dedicati a casi positivi, non appena un ospite risultava contagiato lo si ricoverava in ospedale, per cercare di evitare i focolai. A essere ricoverati dunque sono stati anche pazienti senza segni di malattia polmonare, ma con altri problemi, come demenze o diabete, la cui compresenza è esponenzialmente più dannosa per l’organismo rispetto alla somma delle singole patologie, e che il Covid ha comunque aggravato».
Per questi degenti asintomatici la permanenza in un reparto Covid è stata pesante soprattutto sotto il profilo psicologico. «Questi pazienti vengono alzati e mobilizzati il più possibile - spiega la dottoressa Andreati - ma l’aspetto peggiore è legato alla solitudine. Un ricovero in un reparto Covid non è come un ricovero in un reparto free. I pazienti non possono ricevere le visite dai loro famigliari, anche se abbiamo cercato di metterli in contatto con i loro cari attraverso le videochiamate. In più bisogna considerare il fatto che il personale è sempre mascherato, e che non è possibile vedere il viso degli operatori. Per tutte le patologie l’aspetto psicologico è fondamentale, ma per quel che riguarda il Covid le difficoltà sono state maggiori, proprio per la solitudine, pur motivata, vissuta dai degenti». —
A.M.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
