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LA DOMENICA

Il finto onore che uccide la libertà

Giacomo Bedeschi
Carabinieri durante le ricerche
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Carabinieri durante le ricerche

L'editoriale del direttore de la Nuova Ferrara

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Vittima di un “possesso-dominio”. È una frase che gela il sangue. La scrissero undici anni fa i giudici della Cassazione confermando la condanna a 30 anni per Mohammed Saleem, il padre di Hina. L’aveva uccisa, assieme allo zio e ai due cognati della ragazza, con venti coltellate. La seppellirono nell’orto di casa. Aveva rifiutato un matrimonio combinato e voleva vivere come le altre ragazze della sua età. Un oltraggio per chi si sente padrone. Ora, non ci sono certezze ma a Reggio Emilia la Procura pensa che questo copione di follia, capace di annientare l’amore familiare sull’altare di un finto onore, si sia ripetuto. Da giorni i carabinieri indagano per omicidio e cercano il corpo di Saman. Diciotto anni. Pakistana come Hina. Uccisa anche lei, si teme, per non aver ceduto all’idea di finire sposa a un cugino. Quante sono le storie come questa, di ragazze troppo giovani per diventare mogli di chi non hanno mai scelto? Non ci sono numeri.

Ci sono solo i racconti di chi è riuscita a ribellarsi. Non è semplice per una ragazza scomparire. Non è facile smettere di essere giovane, di essere figlia o sorella, di cancellare quel vincolo forte anche se pericoloso chiamato famiglia. Qualche tempo fa Tiziana Dal Pra, per anni presidente di una associazione di donne migranti che più volte ha affrontato storie simili, citò una frase di Christa Wolf per spiegare quello che accade a queste ragazze: «Tra uccidere e morire c’è anche una terza via, vivere». Come dire, tra perdere un pezzo di sé o finire ammazzata per mano di un padre, è meglio scegliere la vita. Non è facile appunto. Perché l’istinto riporta quasi sempre indietro. Come ha fatto Saman che, uscita da una comunità protetta dopo essersi rivolta ai servizi sociali, ha sentito il richiamo di casa. Quel che possiamo fare noi è sostenere queste lotte di libertà. Sperando che la storia di Saman sia solo un abbaglio, un brutto incubo da scacciare con un lieto fine. —

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