Siccità, niente danni per orzo e frumento Il mercato tiene: i prezzi sono stabili
Mesini (Confagricoltura): prodotti in buone condizioni Ma i conti si fanno al momento della trebbiatura
Mentre ci si avvicina a grandi passi alla raccolta dei cereali a paglia (frumenti duro e tenero, orzo), è tempo di fare il punto sullo stato delle colture in provincia e a ipotizzare l’andamento del mercato.
Sul tema interviene Claudio Mesini, presidente della sezione cerealicola di Confagricoltura Ferrara: «La nostra regione, importante granaio nazionale, vanta una produzione di grano tenero di 146mila ettari, di cui oltre 33mila nel Ferrarese, mentre il grano duro si concentra su poco meno di 50mila ettari di cui 14.445 coltivati nel nostro territorio. In regione l’orzo ne copre poco più di 24.160 e Ferrara ne coltiva 2.770».
A oggi i frumenti e l’orzo si presentano in buone condizioni, nonostante la prolungata siccità che ha caratterizzato i primi mesi dell’anno, in quanto le piogge e le basse temperature dell’ultimo periodo hanno consentito l’assorbimento ottimale delle concimazioni azotate.
«In alcuni areali - prosegue Mesini - si registra però qualche fenomeno di allettamento dove il vento è stato particolarmente violento. La pressione delle fitopatie è stata bassa e i grani, adeguatamente trattati, attualmente sono sani. Una piccola nota: nella valutazione delle fitopatie si sono rivelati molto utili i Dss (Decision support system) che tenendo conto di vari parametri ambientali e dello stato della coltura, attraverso un algoritmo danno la previsione delle fitopatie e suggeriscono gli interventi. Come sempre, con i cereali i conti si fanno al momento della trebbiatura e speriamo che il periodo che ci porta alla maturazione delle colture non sia troppo inclemente dal punto di vista atmosferico».
Riguardo le previsioni di mercato, «facendo riferimento ai convegni nazionali sul tema, non dovrebbero esserci grandi sorprese: sono previsti aumenti di superfici per il grano duro sia a livello mondiale (+6%) sia a livello nazionale (+4%). A livello globale, si registra un aumento delle scorte finali (+10%) dopo un trend in calo delle scorte delle ultime tre campagne; tuttavia, con un livello degli stock ancora bassi, seppur con una previsione di minor pressione, i prezzi non dovrebbero flettere di molto rispetto agli attuali. I prezzi del grano duro avevano infatti raggiunto picchi superiori ai 300 euro a tonnellata nel 2020, poi calati gradualmente nel 2021. Anche per il grano tenero non dovrebbero esserci eccessive sorprese, grazie all’effetto del trascinamento che viene dalle alte quotazioni del prezzo del mais. Per l’orzo, le cui rese sono molto variabili negli anni, occorre attendere i dati delle produzioni. Per gli altri aspetti di valutazione del mercato possiamo rilevare una buona risposta ai contratti di filiera, sia per il tenero (ad esempio grano sostenibile Barilla) sia per il duro, premiato anche da contributo accoppiato. Emerge una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori verso prodotti di qualità e per la pasta 100 per cento made in Italy; in generale si va verso l’esigenza di aumentare le superfici e le produzioni nazionali di grano duro italiano, riducendo la dipendenza da altri Paesi».
«In conclusione – termina il presidente della sezione cerealicola di Confagricoltura Ferrara – a nome di tutti noi produttori di cereali, vorrei concludere con questa considerazione: gli agricoltori, che sono impegnati e garanti della buona qualità e sostenibilità delle produzioni di frumento, sono sottoposti al continuo aumento dei costi e delle burocrazie che mettono sempre a rischio la sostenibilità economica della loro attività. Il consumatore dovrebbe sempre avere presente che senza un’agricoltura di qualità non esiste una alimentazione di qualità». —
Andrea Tebaldi
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