Sperimentazione Crisanti Dopo l’annuncio, il silenzio
Il caso
Era stato presentato lo scorso aprile come il sistema-pilota che, prendendo le mosse da esperienze realizzate in altri territori, avrebbe garantito tracciabilità e contenimento dei contagi. Un freno potente contro le ondate della pandemia, ispirato da alcuni progetti attuati nel Veneto e in Sardegna. A guidare la macchina era stato chiamato il professor Andrea Crisanti, direttore del Servizio di Microbiologia e Virologia dell’azienda ospedaliera di Padova e volto noto a chi segue in tv, ma anche sugli altri canali di informazione, il ricco e non sempre sereno dibattito sulla pandemia. Dopo la presentazione del nuovo modello di «sorveglianza attiva contro la trasmissione del virus Sars-Cov-2 “Network Testing e Big Data per sconfiggere il Covid”», come era definito nella delibera dell’Asl che il 22 aprile aveva adottato la proposta, il piano ha iniziato a marciare solo a parole.
La sperimentazione prevede l’analisi con tampone molecolare di tutti gli individui che fanno parte della “rete delle relazioni” sociali e lavorative della persona positiva al tampone, un modo per amplificare l’efficacia della vigilanza basata sui contatti stretti che ha guidato gli interventi di prevenzione a livello nazionale nei mesi durissimi della seconda e della terza ondata. Il progetto era atteso per la fine di marzo. Dopo l’approvazione della delibera sembrava cosa fatta, la Regione Emilia Romagna aveva mostrato un forte interesse per l’iniziativa. Da oltre un mese, più nulla. Voci su dettagli da mettere a punto e nodi dati per risolti aspettando...Godot. Intanto la curva della pandemia sta scendendo a picco e forse, visto il silenzio da cui è stato seguito l’improvvido annuncio di due mesi fa, pure l’interesse per il progetto. —
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