Al Poledrelli il giardino rinasce e i bimbi imparano a riciclare
Gli alunni hanno realizzato gli arredi per l’area esterna con materiale di recupero Gli obiettivi: il rispetto per l’ambiente, l’integrazione e lo sviluppo della creatività
Il parco della scuola primaria Mario Poledrelli ha decisamente un altro aspetto. Si è concluso un progetto di didattica attiva proposta dall’associazione UnBelDì, all’interno del progetto Laboratori in Rete per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, finanziati dal Comune e coordinati dalla Coop Il Germoglio.
Dando sfogo alla creatività e utilizzando materiali di recupero, i bambini – divisi in due percorsi laboratoriali con una classe IV e una V e il coinvolgimento di tutti gli alunni – partendo dall’ideazione, passando alla progettazione, alla cernita dei materiali (privilegiando il riuso) e infine all’installazione, hanno realizzato una serie di manufatti per il giardino, poi collocati a dimora. Coinvolgendo le famiglie, gli operatori del settore educativo e il corpo docente e alla presenza del vicesindaco Nicola Lodi e dell’assessore alla Pubblica Istruzione Dorota Kusiak, i bambini hanno terminato i lavori di costruzione e verniciatura dei cartelli segnaletici con i nomi degli alberi e le colture presenti nell’orto, nonché di un vero e proprio villaggio degli uccellini con tantissimi nidi sugli alberi.
riciclare
«In un periodo di Covid i bambini – pur nel pieno rispetto delle regole – hanno potuto socializzare lavorando in gruppo a un progetto che aveva un fine particolare - ha detto Emanuela Capitani, una delle insegnanti coinvolte - Inventando, manipolando e riciclando materie di recupero hanno realizzato opere per la natura e la salvaguardia dell’ambiente. Senza dimenticare che si trattava di un progetto di inclusione che ha dato ottimi frutti. Alla fine i bimbi erano tutti entusiasti e noi con loro».
Così i piccoli falegnami hanno apposto i cartelli sui picchetti, piantandoli poi nell’orto, fatto con un girabacchino gli ultimi buchi per i pannelli, sistemati attorno agli alberi dopo esser stati pennellati di vernice protettiva e finito gli ultimi tre nidi .
Creatività
«L’associazione UnBelDì fa attività di didattica attiva sul territorio – dice Alberto Minotti, responsabile del progetto al Poledrelli – Scopo: realizzare qualcosa di concreto dando libero sfogo a sperimentazione e creatività. Con il valore aggiunto di fare tutto con materiali di recupero. Abbiamo uno spazio anche al Factory Grisù, dove in futuro spereremo di portare i ragazzi. Visto il successo di questa esperienza abbiamo già attivato una ulteriore collaborazione con l’Istituto Poledrelli per il progetto “scuole beni comuni” dove insieme a un gruppo di genitori realizzeremo arredi urbani permanenti per il giardino con lo scopo di creare un’aula didattica all’aperto. In sostanza i genitori faranno i banchi per questa aula».
«Abbiamo affrontato tematiche differenti – prosegue Minotti – quali l’integrazione sociale, il rispetto dell’ambiente, il riuso, la creatività, il fare manuale, e convogliate tutte in un percorso di rigenerazione urbana dal basso all’interno del quartiere Gad. Abbiamo mostrato come gli ambienti didattici dovrebbero essere in grado di offrire la felicità, l’emozione e la creatività propria dei bambini, attraverso spazi che stimolino la loro attività e vivacità, così che l’edificio scolastico possa rispecchiare i suoi fruitori».
«Progetti come questi – ha aggiunto Kusiak – vanno anche ad arricchire il percorso formativo dei ragazzi attraverso questa rete che si crea nel territorio in cui loro frequentano la scuola e nel quale possono vivere da vicino altre realtà».
«La possibilità che i bambini hanno di ideare, progettare e realizzare assieme a personale specializzato quello che hanno pensato, è importantissima - aggiunge la dirigente scolastica Anna Bazzanini - Se poi il tutto avviene utilizzando anche attrezzi “veri, da grandi”, come riportato nei cartelloni che riassumevano i loro pensieri, la cosa li responsabilizza, li rende anche più attratti e affezionati al luogo scolastico, che si tramuta in maggior partecipazione all’attività didattica e di laboratorio e anche una ricerca di avere attorno cose belle, che possono essere migliorate con l’impegno di ciascuno di noi. Diventa così anche un esercizio di cittadinanza». —
Dario Cavaliere
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