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Una figlia racconta il calvario della madre «Non si può morire per i calcoli alla colecisti»

Davide Bonesi
Una figlia racconta il calvario della madre «Non si può morire per i calcoli alla colecisti»

Tresigallo, l’anziana operata a ottobre e rimasta allettata sette mesi «Dopo tre giorni mi dissero sarebbe tornata a casa, invece è morta» 

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LA STORIA

Davide Bonesi

“Scrivo queste righe perché non si può morire nel 2021 per due calcoli alle colecisti. Questo è quello che è successo a mia mamma”. Inizia così la lettera di una donna tresigallese al nostro giornale. Lettera che racconta il lungo calvario della madre, morta all’età di 84 anni alla Rsa Santa Chiara dopo essere stata ricoverata in tutti gli ospedali della provincia. A far arrabbiare la figlia il fatto che una volta nello studio di uno dei medici che ha seguito la madre, le gravi condizioni dell’anziana sono state motivate con un’operazione precedente: «Ma risaliva a vent’anni prima. Mia madre da allora si era abituata, si gestiva autonomamente senza alcun tipo di problema. Aveva dei calcoli, sicuro a quell’età non poteva essere perfetta, ma non aveva problemi».

IL CALVARIO

I problemi sono iniziati addirittura lo scorso 20 ottobre: «Dopo un primo intervento, apparentemente andato bene tanto che un medico disse “fra tre giorni signora lei va a casa”, ne sono seguiti altri tre. Dopo il secondo, per una forte emorragia, mia mamma è andata in rianimazione in coma indotto per due mesi avendo subito anche uno choc settico. Per altri due mesi è stata ricoverata in reparto, aveva anche un batterio nel sangue che non riuscivano a sconfiggere. In tutto questo tempo mia mamma è stata sempre allettata, finché non è stata dimessa e i mandata in un altro ospedale per la riabilitazione fisica».

Calvario iniziato prima all’ospedale del Delta dove è stato effettuato l’intervento, poi il passaggio al Mazzolani Vandini di Argenta: «Il momento peggiore, un vero ospedale, perché durante una videochiamata ho visto che mia mamma era stata legata a letto, con conseguenze psicologiche che vi lascio immaginare...».

E siamo arrivati così a metà marzo, quando la figlia ha «deciso di riportarla a casa, non potevo vederla trattata così. Vi è rimasta per 15 giorni con uno sforzo mio enorme: era allettata con la flebo per l’alimentazione e il catetere. Prima l’intubazione poi la tracheotomia, in pratica non riusciva più a deglutire».

LA FINE

Chiaro però che la situazione della donna in queste condizioni si è ulteriormente aggravata: «Per un dolore alla schiena è stata ricoverata di nuovo all’ospedale (al Sant’Anna di Cona), dove è rimasta 20 giorni per poi andare in una Rsa e spegnersi definitivamente dopo un paio di settimane di sofferenza. Tutto questo calvario per due calcoli alla colecisti».

La figlia ci spiega come abbia cercato in ogni modo di avere informazioni precise in questi sette mesi di sofferenza della mamma: «Mi è stato raccontato di tutto, io non sono un medico ma si capisce quando qualcuno vuole coprire un errore. Perché per due calcoli, seppure a 83 anni (84 li aveva compiuti a marzo; ndr), non si possono passare sette mesi allettati senza più muoversi».

L’anziana è stata salutata per un’ultima volta in chiesa a Tresigallo, alla presenza della figlia col genero, dei nipoti e degli amati pronipoti.

«Ripeto, mia mamma era una donna assolutamente in grado di badare a se stessa e non aveva alcun problema di salute grave. Se si può considerare una patologia l’uso del bastone per un’operazione alla caviglia». —

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