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I superboss morti o in carcere resta latitante Messina Denaro

Francesco Patanè
I superboss morti o in carcere resta latitante Messina Denaro

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Francesco Patanè

Palermo. I superboss mafiosi, quelli che hanno comandato cosa nostra o sono stati protagonisti della stagione della mafia dei Corleonesi, la più feroce e violenta, o sono morti come Totò Riina e Bernardo Provenzano o sono stati arrestati e stanno scontando decine di ergastoli in regime di 41 bis come Leoluca Bagarella, Giuseppe Graviano e Filippo Calò. Uniche due eccezioni sono Matteo Messina Denaro, il superboss, l’ultimo dei corleonesi, la primula rossa latitante dall’estate 1993, per molti il custode dei segreti di quella stagione di commistioni fra mafia e pezzi dello Stato. L’altra è proprio Giovanni Brusca, l’unico pentito ad aver scontato in carcere venticinque anni di condanna.

Gli altri pentiti illustri, a cominciare da Tommaso Buscetta negli anni ottanta entrarono nel programma per i collaboratori di giustizia e di galera ne fecero ben poca. Graviano, Bagarella, Calò, i lo Piccolo padre e figlio tutti pezzi da novanta nello scacchiere mafioso degli anni Novanta, tutti boss a capo di famiglie e mandamenti che potrebbero svelare la verità su quella stagione, potrebbero raccontare quello che Brusca non ha avuto il coraggio di dire ai magistrati «per paura», come lui stesso ha sempre ammesso. Potrebbero rivelare che tipo di contatto, accordo, trattativa c’è stata, se mai ci fosse stata, fra Totò Riina e i corleonesi con pezzi dello Stato. Invece non hanno mai raccontato nulla ai giudici, fedeli all’ortodossia mafiosa di Totò Riina e Bernardo Provenzano che non accettarono mai di parlare con i magistrati.

Ora di boss di quella sanguinosa stagione mafiosa ne usciranno altri, personaggi minori quando vennero arrestati, nel frattempo saliti al rango di capi proprio perché protagonisti della guerra allo Stato degli anni novanta. Alcuni di loro come Settimo Mineo sono stati scarcerati e di nuovo arrestati. Mineo voleva ricostruire la commissione provinciale ma l’intervento della direzione distrettuale antimafia e dei carabinieri impedì che si formasse e prendesse potere la cupola 2.0. —

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