Sanità free quasi a regime Ma spunta il virus indiano
Individuato un caso di variante sui campioni inviati al laboratorio di Pievesestina Visite specialistiche, la tempistica dilatata per le norme anticovid sarà rivista
La variante indiana del coronavirus si è manifestata anche nel Ferrarese. Le ultime analisi sui campioni inviati al laboratorio di Pievesestina hanno infatti individuato a maggio un caso di mutazione indiana, mentre fino ad aprile la sola variante circolante nel nostro territorio (e ormai prevalente rispetto al ceppo originario) era quella inglese.
Ancora più importante dunque accelerare con il piano vaccinale puntando, con il fitto calendario di agende aperte a giugno e con gli Open Day (destinati peraltro a coinvolgere anche gli altri due distretti sanitari della provincia) ad anticipare l’immunità di gregge con prima dose a fine luglio o la prima quindicina di agosto, ha spiegato ieri alla Conferenza territoriale sociosanitaria il direttore sanitario Asl Emanuele Ciotti.
Intanto l’azienda ospedaliera Sant’Anna, ha sottolineato la dirigente Paola Bardasi, sta continuando ad avvisare gli operatori non ancora vaccinati, che sono una sessantina (con varie motivazioni) su 2.900: a loro il 13 maggio scorso è stata inviata un’ulteriore mail.
A oggi comunque, con 239.569 somministrazioni (151.197 prime dosi e 88.372 cicli vaccinali completi), il Ferrarese registra la maggior copertura in regione sia per la prima dose (47,5 per cento), sia per le immunizzazioni totali (30 per cento).
Ad aumentare, in modo progressivo, sono anche le riconversioni di posti letto da Covid a free. L’ultima in ordine di tempo all’ospedale del Delta riguarda 59 posti di Medicina tornati alla sanità “ordinaria”, a cui si aggiunge la riattivazione delle sale chirurgiche con la possibilità di eseguire quattro operazioni al giorno anche grazie alla disponibilità di un anestesista libero professionista in servizio ad Argenta.
All’ospedale di Cento invece dal 1 giugno sono tornati free 14 posti della Lungodegenza Covid, che ne mantiene altri nove.
Anche l’ospedale di Cona sta percorrendo un’analoga linea di progressive dismissioni, passando in poche settimane dallo Scenario 5 di massima pressione allo Scenario 1: a metà aprile si contavano 184 letti Covid, scesi ora a 49. Posti riconvertiti e che hanno subito accolto pazienti non-covid, visto che le percentuali di occupazione del reparti free si sono mantenute altissime: 108,4 per cento a Medicina, 101 a Oncologia, l’Emergenza è occupata all’88,9 per cento , il comparto chirurgico all’89,1 per cento, le Neuroscienze all’88,2 per cento, mentre la media si attesta al 96,6 per cento.
A Cona l’attività chirurgica non è ancora tornata ai numeri preCovid, ma si sta avvicinando: una settimana fa era al 75 per cento dell’ordinario, ma si registra ora un ulteriore progresso al 79 per cento.
Importante il contributo di Salus e Quartesana nell’eseguire interventi chirurgici non complessi: al 31 maggio ne sono stati eseguiti 434 alla Salus, mentre alla Quisisana sono state fatte 311 cataratte.
E se le visite specialistiche ambulatoriali non si sono mai fermate, è arrivato il momento di rivedere la tempistica, che le norme antiCovid avevano necessariamente dilatato. «La Regione ci ha appena chiesto di fare una valutazione sui tempi delle prestazioni, e ci stiamo lavorando», ha assicurato Bardasi.
Un segnale di ritorno alla normalità proviene anche dagli accessi al pronto soccorso: a maggio quelli Covid sono stati 35 (l’1 per cento dei totali), il valore più basso dall’inizio della pandemia, al pari del luglio 2020. Gli accessi non Covid risultano più bassi di un quinto rispetto allo stesso periodo del 2019, un calo dovuto, ha concluso Bardasi, a una maggiore appropriatezza degli accessi.—
Alessandra Mura
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