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Il fratello di Saman e le accuse allo zio: «Ha pianto e non ha detto dov’è il corpo»

Il fratello di Saman e le accuse allo zio: «Ha pianto e non ha detto dov’è il corpo»

Il sedicenne racconta la sera della tragedia: il padre ha avuto uno svenimento. La famiglia viveva nel timore di Danish

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novellara. «Ora andate in casa, ora ci penso io». Queste le parole che sarebbero state pronunciate da Danish Hasnain, lo zio violento ed integralista di Saman. Pochi minuti prima dell’omicidio della giovane “colpevole” secondo la famiglia di rifiutare delle nozze combinate. Un ordine perentorio rivolto a genitori della giovane la notte fra il 30 aprile e il primo maggio, data di sparizione della diciannovenne, e rivelate dal fratello 16enne legatissimo alla giovane, nella sua drammatica deposizione. Una deposizione raccolta dai carabinieri che si sono trovati di fronte un sedicenne ancora sotto shock per quanto aveva visto e udito e per il crudo evolversi della situazione familiare, che ha avuto come scenario l’abitazione e l’azienda agricola “Le valli” a Novellara (Reggio Emilia) dove i pakistani lavorano la terra.

Dal racconto dell’amato fratello di Saman, emerge la figura di uno zio non solo violento e in grado di effettuare una pressione psicologica decisiva nel portare all’ “esecuzione” della ragazza, ma anche quella di un freddo pianificatore. L’uomo che secondo gli investigatori ha ucciso, strangolandola, Saman nei due giorni precedenti la tragica notte s’incarica pure di comprare i biglietti aerei per i due genitori della ragazza, con tanto di alibi fornito: cioè il partire in fretta e furia perché una parente effettivamente sta male. E sempre secondo il racconto del 16enne, nella notte-chiave lo zio si muove con attenzione all’esterno perché sa dove sono le telecamere, agisce deciso nei confronti di Saman, facendo allontanare i genitori con quella frase presagio dell’omicidio («Ora andate in casa, ora ci penso io») la madre e il padre, consegnando solo a quest’ultimo, in un momento successivo, lo zaino color avorio della figlia (l’aveva sulle spalle quando è uscita di casa con i genitori, come mostrano le immagini). Da brivido poi la narrazione del rientro a casa dei tre adulti. Tutto avviene sotto gli occhi del minorenne.

Il padre che si sente male, «È quasi svenuto» avrebbe raccontato il sedicenne, e piange per le sorti della figlia, ma al tempo stesso non può permettersi pentimenti con i carabinieri, perché ritiene Danish capace di sterminare la famiglia per vendetta. Ed è anche troppo tardi, perché i genitori si erano affidati al parente per mettere fine ad una situazione (la figlia che rifiuta il matrimonio combinato e vuole farsi una sua vita con la persona amata, andandosene da casa) che sul piano etico-religioso (sono musulmani) non accettano. Poi quell’allucinante ritorno da solo in casa di questo zio di cui tutti in famiglia hanno paura. Non ha nulla in mano e il 16enne deduce che ha ucciso la sorella, strangolandola. Ma nei giorni successivi anche quest’uomo ruvido e determinato arriverà a piangere, cercando prima di rincuorare il ragazzo disperato per la sorella, ma minacciandolo contemporaneamente di non dire nulla ai carabinieri, pena la sua morte. Un cuore duro, perché il minorenne gli chiede di poter abbracciare per l’ultima volta la sorella, ma lo zio non scuce una parola sul luogo dove è il corpo. —

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