La parola d’ordine resta non sottovalutare nulla
La parola d’ordine è “non sottovalutare nulla”. Il principio da seguire per indagare è “evitare gli errori del passato”. Quando piccoli fatti, liti, scaramucce tra stranieri, con persone con lievi ferite, graffi o poco più come accaduto nei giorni scorsi, la facevano da padrona in città. Sullo sfondo c’era una piccola guerra per il territorio dello spaccio, contrasti e violenze tra gang e bande rivali. In zona Gad i nigeriani, sui Baluardi tra tunisini e marocchini. Ma le indagini in passato scattavano solo quando “ci scappava il morto” (vedi omicidio Katana sui Baluardi) o il quasi morto (l’agguato col machete di via Morata). Adesso, invece, per ogni segnale via alle indagini. È accaduto per l’aggressione di via Cavedone, era successo anche per l’altro agguato col machete sui Baluardi in via Chiodare, nel giugno dell’anno scorso: tue tunisini accoltellarono altri tunisini, in pieno pomeriggio, guarda caso davanti al punto di spaccio più conosciuto sulle Mura dei Baluardi. Le indagini di allora sono ancora in corso, ritardate prima dal lock down dei mesi che sono seguiti, poi da altri ostacoli tecnico-giudiziari. E anche se i due aggressori con il machete (i fratelli Touati, Ayme e Dirar) sono stati rimpatriati in Tunisia e l’indagine formalmente si è fermata lì, i veri “sbirri” hanno continuato a monitorare la presenza di chi ha sostituito i due fratelli nella gestione di spaccio e spedizioni punitive.
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