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Utef, il futuro è a rischio: poche quote, servono aiuti

Utef, il futuro è a rischio: poche quote, servono aiuti

Il presidente Bighi scrive alle amministrazioni comunali coinvolte nel progetto «Spese invariate a fronte di meno entrate. Confidiamo in contributi straordinari»

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L’Utef (Università per l’educazione permanente di Ferrara) ha pagato in modo pesante l’inattività causata dal Covid, essendo fondata sulle quote e piccoi contributi. Per questo motivo il presidente provinciale Vinicio Bighi ha scritto alle amministrazioni comunali coinvolte per fare il punto sulla situazione e lanciare un grido d’allarme sul futuro.

«L’Utef è nata 39 anni fa: nasce come istituzione privata ma riveste un ruolo pubblico importantissimo - dice -. È un luogo di accesso al sapere, un luogo di scambio di conoscenze, un luogo in cui le nozioni si mescolano alle esperienze personali e la cultura si fa strumento per la vita. Si può senz’altro affermare che Utef vanta da sempre la capacità di raccogliere le sfide culturali che il nostro tempo propone per trasformarle, attraverso l’attività didattica, in pensiero attivo. Tra queste sfide c’è anche la consapevolezza che “l’educazione”, intesa come conoscenza, è un processo per tutta la vita. Oltre a essere perciò una “Accademia di cultura” è anche una “Accademia di umanità”. Ambisce a essere una fabbrica della conoscenza, uno spazio dove poter approfondire certi temi e al contempo tenersi aggiornati ma, soprattutto, entrare in relazione con gli altri, scoprire e condividere affinità elettive, interessi e passioni comuni».

NUOVE SEDI

In questi 39 anni di vita l’Utef ha allargato la sua presenza a un vasto territorio in tutta la provincia. Così, oltre alla sede principale di Ferrara, è attualmente presente a Cento, Codigoro, Bondeno, Portomaggiore, Tresignana (ultima arrivata) e a Comacchio.

La proposta didattica, da sempre curata in maniera volontaria da tutto lo staff, è complessa e molto ben articolata: affronta tematiche di carattere generale e di attualità afferenti a un ampio ventaglio di discipline, senza mai trascurare aspetti più strettamente legati ai territori in cui Utef è presente.

«I docenti - dice ancora Bighi - provengono principalmente dal mondo accademico grazie alla convenzione stipulata con l’Ateneo di Ferrara, ma non mancano contributi di liberi professionisti o di cultori di varie materie. Questa complessa organizzazione comporta, ogni anno, un onere economico significativo: le entrate dell’associazione si basano sulle esigue quote annuali d’iscrizione e sul contributo di qualche amministrazione comunale. Anche per quest’anno accademico 2020-2021 la programmazione di tutta l’attività annuale è stata curata in ogni particolare, confidando in una possibile realizzazione che di fatto è stata impedita fin dall’inizio».

LE DIFFICOLTà

Proprio a causa della pandemia, «Le iscrizioni sono risultate molto ridotte causando di fatto una sofferenza significativa in termini di entrate, a fronte invece delle ingenti spese rimaste invariate. La prospettiva di continuare questa attività per il futuro, attività apprezzata da un grande numero di soci - in condizioni normali mediamente 500 ogni anno -, è condizionata pertanto dalla possibilità di ritornare a un numero significativo di iscrizioni, ma anche da qualche contributo straordinario proveniente dalle amministrazioni in cui Utef opera. Se non dovessero verificarsi queste due condizioni, il futuro di Utef sarebbe decisamente segnato - dice ancora Bighi, che conclude -. La consapevolezza dell’importanza di questo progetto culturale impone la ricerca di qualsiasi mezzo per scongiurare un’eventuale chiusura definitiva e poter arrivare con tranquillità al ritorno della normalità». —

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