Addio a Epifani, per tutta la vita dalla parte dei lavoratori
Fu il primo socialista a guidare la Cgil e poi segretario Pd Le ultime battaglie sulla rappresentatività e la sicurezza
ROMA. È morto ieri a Roma l’ex segretario generale della Cgil e del Pd Guglielmo Epifani. Una settimana fa era stato colpito da un’embolia polmonare. Aveva 71 anni. In lutto il mondo del sindacato e della politica. Unanime il cordoglio. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha ricordato così: «Il suo impegno ha recato un contributo alla storia del movimento sindacale italiano e della Cgil in particolare, dove ha avuto modo di esprimere la propria visione riformista e le proprie qualità di dirigente impegnato, sempre attento agli interessi dei lavoratori». In Parlamento, ha sottolineato Mattarella, «ha recato la sua grande esperienza e un bagaglio di cultura che mai indulgeva al settarismo».
Nato a Roma nel 1950, Epifani era entrato nella Cgil subito dopo la laurea, ottenuta all’Università La Sapienza con una tesi su Anna Kuliscioff. Iscritto prima al Partito socialista italiano e, dopo la fine del Psi, al Pds, è stato eletto nel 2013 alla Camera dei deputati come capolista della lista Pd, partito di cui è diventato segretario tra maggio e dicembre di quell’anno, in quella che lui stesso ha definito «una fase di transizione tra la segreteria di Bersani e quella di Renzi». È stato il primo socialista a guidare la Cgil dai tempi della sua ricostituzione nel 1944».
Alla Cgil arrivò molto giovane: prima diresse la Casa editrice della Confederazione, l’Esi, poi approdò all’Ufficio sindacale. Nel 1979 l’inizio della carriera di dirigente con l’incarico di segretario generale aggiunto della categoria dei lavoratori poligrafici e cartai. Nel 1990 l’ingresso nella segreteria confederale e nel 1993 la nomina a segretario generale aggiunto. Vice di Sergio Cofferati dal 1994 al 2002, quando diventò segretario generale, fino al 2010.
Nei mesi alla guida del Pd, ha scritto lui stesso sul sito internet, «abbiamo affrontato molte elezioni amministrative vincendole tutte, preparata l’adesione al Partito Socialista Europeo, riportato in alto i sondaggi e favorito un clima di rispetto reciproco dentro il partito. Dopo l’involuzione del Pd con le sue politiche in tema di lavoro, scuola, riforma elettorale e Costituzionale, ho deciso con tanti altri di lasciare il Pd e di dare vita ad Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista e poi alla lista Leu con Pietro Grasso».
La frase che campeggia sul suo sito è «Uno sguardo critico sul futuro», a indicare proprio la sua capacità di riflessione che tutto il mondo politico gli ha riconosciuto.
Tra gli ultimi impegni, quello sulla vertenza Whirlpool: «Il Governo si impegni – chiedeva – bisogna lavorarci, mettere cuore e risorse. Non possiamo correre il rischio che con lo sblocco ci siano licenziamenti».
Altri temi su cui si era battuto quest’anno, la legge sulla rappresentatività sindacale e la sicurezza sul lavoro. «A oggi – aveva sottolineato – l’articolo 39 della Costituzione resta inattuato generando difformità in tema di contrattazione. Dunque pensiamo sia opportuno un intervento legislativo per colmare questo vulnus che preveda l’efficacia erga omnes dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più rappresentative».
Sulla sicurezza, chiedeva che restasse centrale anche dopo l’emergenza virus: ci sono «tre ordini di problemi non risolti o risolti male su cui si deve intervenire per uscire dalla retorica delle parole e del cordoglio che sempre segue episodi drammatici come quelli avvenuti nelle ultime ore a Prato e Busto Arsizio: prevenzione, formazione e cambiare il meccanismo bonus/malus». —
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