Il cambiamento del clima sconvolge il Mediterraneo Così l’Italia affonda
L’allarme di Wwf ed Enea nella Giornata degli Oceani il livello del mare nel 2100 potrebbe alzarsi di 70 centimetri
Ilenia Reali
Tra ottant’anni, nel 2100, il Mar Mediterraneo sarà più caldo e soprattutto il livello si sarà innalzato di 60-70 centimetri. Una cifra enorme che rischia di sommergere città, porti e spiagge delle nostre coste.
Tirreno più A RISCHIO
dell’Adriatico
Meglio, in media, l’Adriatico che avrà, rispetto al Tirreno, un livello più basso compreso tra i 5 e gli 8 centimetri. Non tutti i territori saranno ovviamente colpiti alla stessa maniera e ci saranno zone storicamente più fragili, Venezia e Ravenna ad esempio, che rischieranno di più così come le isole, Baleari in testa. A lanciare l’allarme sullo stato di salute del mare, in occasione della Giornata mondiale degli Oceani, è il Wwf seguito a ruota dall’Enea che proprio ieri ha presentato un nuovo modello di elaborazione delle proiezioni climatiche e che già tre anni fa aveva stilato una mappa dei territori più a rischio. «Stiamo lavorando su modelli sempre più affidabili perché accoppiano più fattori diversi», commenta il climatologo di Enea Gianmaria Sannino confermando che il mar Mediterraneo tra 80 anni sarà più caldo di 4-5 gradi e avrà modificato radicalmente la quantità di ossigenazione. «Sarà – commenta il climatologo – come un vecchio che respira sempre meno fino ad arrivare a una sorta di rantolo».
dal 1860 il livello
alzato di 25 centimetri
Una tendenza, anche quella dell’innalzamento, non nuova e soprattutto in parte inarrestabile: dal 1860 a oggi il livello è cresciuto di 25 centimetri. «Il 60 per cento dipende dallo scioglimento dei ghiacciai, su cui possiamo intervenire abbattendo l’emissione di anidride carbonica, mentre per il 40 per cento dall’espansione termica che si è già verificato non è in tutto dipendente dai nostri comportamenti».
Ragionare sul “difendersi” da un mare che cambia e rischia di sommergerci dovrà quindi essere uno dei temi prioritari da affrontare (nel mondo il livello medio dei mari è aumentato di 6, 1 millimetri in un anno) anche e soprattutto in Italia.
al sud si formaono già
i “piccoli uragani”
«Il mare Mediterraneo – conferma Roberto Buizza, professore ordinario di Fisica esperto di meteorologia e clima della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa – ha uno scambio di flussi e temperature limitato per lo Stretto di Gibilterra e questo fa sì che si scaldi di più. È una delle conseguenze dell’aumento del clima che porta a una crescita del numero di eventi estremi, di ondate di calore e precipitazioni. Le grandinate al sud dell’anno passato, a cui assisteremo presumibilmente anche quest’anno, ne sono un esempio come lo sono i Mediterranean Hurricanes, piccoli uragani, che in Italia abbiamo osservato in Puglia e in Sicilia che si propagano da ovest verso est e che l’anno scorso hanno creato danni ingenti nelle isole greche. Uragani che si sostengono solo se l’acqua del mare è molto calda».
cambiano la costa
e la fauna del mare
«Tra cento anni avremo una piattaforma costiera molto diversa con sconvolgimenti non solo della fauna ma anche per gli aspetti geologici. Dovremo obbligatoriamente potenziare gli interventi di difesa delle coste con grandi investimenti», interviene Roberto Mamone, biologo della pesca, e consulente del Wwf.
Investimenti sulle coste per modificare le nostre città da mettere in maggiore sicurezza ma anche – principalmente – grande attenzione alle emissioni di anidride carbonica. «L’unica soluzione per rallentare questi fenomeni è la trasformazione dei settori energetici, rivoluzionare i trasporti potenziando la mobilità elettrica, puntare su filiere alimentate da idrogeno verde in particolare per acciaierie e cementifici, rendere più efficienti i processi produttivi e rivedere i nostri stili di vita». —
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