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fu sottovalutato? 

Era il 7 febbraio e l’Iss disse: «Il virus non circola»

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ROMA. «Oggi in Italia non c’è circolazione del virus». Così si espresse l’Istituto superiore di sanità durante la riunione del 7 febbraio 2020 della task force per l’emergenza coronavirus, nominata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, nei primi mesi della pandemia, i cui verbali sono stati pubblicati sul portale del ministero dopo la pronuncia del Tar del Lazio per l’accesso agli atti. E contro cui, ora – proprio per la pubblicazione di quei verbali – il ministero della Salute ha annunciato di voler fare ricorso. Quindi, davvero agli inizi di febbraio 2020 il virus non circolava oppure l’Istituto superiore di sanità ha sottovalutato il problema?

«Non c’è trasmissione del virus prima della comparsa della sintomatologia e, quindi, il contagio può avvenire al più contemporaneamente al verificarsi della sintomatologia stessa», si legge nel verbale di un anno e cinque mesi fa, in cui l’Istituto superiore di sanità suggeriva comunque «di predisporre un piano organizzativo per implementare i posti di terapia intensiva, nell’eventualità che ci fosse un’epidemia nel nostro Paese. Potrebbe essere utile programmare un’implementazione della rete della rianimazione».

Sempre il 7 febbraio, quando tutti erano convinti che il Covid fosse una questione cinese, viene citato il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, in procinto di eseguire «una nuova valutazione da cui emergerebbe che la probabilità di infezione fuori dalla Cina è molto bassa, mentre il rischio risulta elevato in Cina». Anche l’11 febbraio, dieci giorni prima del primo caso a Codogno, l’Istituto superiore di sanità sottolineava che «oggi in Europa il virus non circola».

Il ministero della Salute, in ogni caso, impugnerà la sentenza con cui il Tar del Lazio ha stabilito la pubblicazione dei verbali della task force di gennaio e febbraio 2020. –

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