L’asilo Porrisini chiude L’allarme della Fism: «A mancare è la volontà»
Il presidente Missanelli: «Sia da parte dello Stato che dalla chiesa non arrivano segnali per le scuole paritarie»
portomaggiore. Benché fosse nell’aria, l’annuncio della chiusura della scuola dell’infanzia “Mons. Porrisini –Comm. Colombani” di proprietà della parrocchia Santa Maria Assunta di Portomaggiore, ha lasciato tutti con l’amaro in bocca. E dopo il sindaco Nicola Minarelli a intervenire è Biagio Missanelli, presidente provinciale della Federazione italiana scuole materne cattoliche. «L’asilo chiude, certo, ma non solo per l’assenza di bambini - dice con amarezza -. Il punto è che manca una programmazione più ampia e, soprattutto, la voglia di continuare ad avere punti di riferimento per l’educazione cattolica».
Missanelli fa naturalmente un discorso generale, considerato che negli ultimi tempi in provincia si sono arrese diverse realtà ed altre lo faranno a breve. «Per quel che riguarda Portomaggiore, anni fa è stato aperto un asilo bellissimo a Gambulaga, completamente nuovo. È logico che andando avanti così i centri si svuotano, i punti di riferimento si perdono: perché non recuperare i vecchi edifici? Perché non pensare di poter “conservare” invece di rifare?».
gli aiuti
Per le scuole paritarie non c’è nemmeno un euro dei 500 milioni stanziati nel decreto Sostegni bis. Eppure quei soldi servono per la riapertura delle scuole a settembre: quella che migliaia di istituti paritari, a corto di fondi, rischiano di non realizzare. Della mancata attenzione per queste scuole si sono lamentati molti addetti ai lavori. Gli stessi che lo scorso anno avevano prospettato la “bancarotta”, poiché l’emergenza Covid-19 aveva prodotto la sospensione delle rette d’iscrizione e di altri servizi da parte delle famiglie degli alunni iscritti.
Nel 2020, alla fine, i fondi arrivarono. E molte scuole paritarie, in perenne crisi di iscrizioni, acuita dalla pandemia, riuscirono a salvarsi. «La colpa è anche della chiesa - non risparmia accuse Missanelli -. Tutti si sono arresi, l’educazione cattolica sembra passata ormai in secondo piano. È vero, ci sono costi enormi e pochi aiuti ma occorre guardare al futuro e salvaguardare quello che è sempre stato un patrimonio importante, che non va perso». —
Annarita Bova
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