«Quattro anni di guai fisici e nessun aiuto» Un 46enne chiede la revisione del suo caso
Mezzogoro, dal 2017 per Grassi è iniziato un calvario senza fine ma l’invalidità riconosciutagli non basta alla pensione
LA STORIA
Non può svolgere attività professionali a causa di due gravi patologie, ma non beneficia di indennizzi o di pensione perché sulla carta la sua capacità lavorativa risulta ridotta in forma permanente dal 34% al 74%. Un cavillo burocratico da quattro anni impedisce a Irvin Grassi, 46enne di Mezzogoro, di condurre una vita dignitosa. «Sino all’età di 42 anni mai mi sono ammalato, il medico quasi non sapeva chi ero – ci racconta Grassi –, svolgevo un lavoro che mi appassionava, ero capo laboratorio analisi in un’azienda che si occupa di mediazione e analisi nel settore cerealicolo. Era un lavoro stagionale, ma molto impegnativo nel periodo autunnale e in inverno ero di supporto, come istruttore di nuoto, nella piscina di Codigoro. La mia vita era pienissima e densa di soddisfazioni».
I GUAI FISICI
Poi nel 2017 un problema di salute improvviso spariglia le carte, costringendo il mezzogorese a compiere scelte drastiche che lo allontaneranno prima dall’attività in piscina e, di lì a poco dal mondo del lavoro. Un dolore pungente, insopportabile a un occhio e alla parte sinistra della testa, la corsa al pronto soccorso dell’ospedale del Delta, il trasferimento d’urgenza a Cona, infine l’intervento chirurgico all’alba sono una sequenza ancora ben impressa nella mente di Grassi, ma «almeno mi hanno salvato l’occhio e ho ripreso a lavorare – ricorda l’uomo –; si era trattato di un glaucoma, rivelatosi cronico, mentre io avevo temuto che fosse dipeso dal cloro della piscina».
Il calvario, purtroppo, per lui non era terminato perché subito dopo ecco un altro grave problema di salute. «Ho cominciato ad avvertire un mal di schiena sempre più forte, che si irradiava alla gamba – ci dice – e una mattina mi sono ritrovato bloccato. Una risonanza magnetica ha permesso di riscontrare la presenza di vertebre cervicali e lombari protruse, le quali causavano il dolore, oltre a un’ernia che irradiava il dolore a una gamba e a un nervo lesionato alla spalla sinistra, rimasta ormai senza cartilagine».
PROBLEMI NEL LAVORO
La vita si complica per il 46enne, che coltiva la passione per il nuoto e la pittura e dopo l’abbandono dello sport, arriva anche la scelta più dolorosa, quella del licenziamento. «Mi era stato proposto un lavoro al pc – ricorda –, ma riesco a stare davanti al monitor non più di un’ora. Se non posso svolgere alcun lavoro, la mia non è una vita quantomeno dignitosa».
Oltre al danno la beffa, perché i riconoscimenti di legge scaturiscono solo per forme di invalidità superiori al 74%. Grassi da quattro anni non percepisce alcun reddito e vive con gli anziani genitori: la madre ha 75 anni, è invalida e viene assistita dal padre cardiopatico. «Senza mio padre non riuscirei a mangiare, vorrei solo vivere con i miei mezzi. Mi chiedo quali siano i criteri di valutazione dell’invalidità. Chiedo soltanto all’Asl di rivedere il mio caso».
Oltre al glaucoma cronico, la diagnosi riscontrata a Grassi dopo il blocco della schiena riporta un angioma vertebrale, cervicalgia cronica, radiocolopatia, tendinosi del sovraspinato alla spalla sinistra, discopatia lombo-sacrale e altri disturbi, che gli impediscono di restare in piedi più di due ore ma anche di stare seduto al computer per più di un’ora. Ciò che il mezzogorese invoca è il riconoscimento di un diritto... e della sua dignità. —
Katia Romagnoli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
