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braccio di ferro con eni-versalis 

Stop cracking, è agitazione «Il rischio è la fuga di aziende»

A.M.

Con la chiusura dell’impianto di Marghera spariscono  dal mercato 350mila tonnellate di etilene e 200mila di propilene Danni enormi per Basell

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Resta ancora aperta, e in una situazione di stallo, la crisi innescata dall’annuncio di Eni di voler chiudere il cracking a Porto Marghera.

«Sta continuano lo stato di agitazione, a livello nazionale, di tutte le aziende del Gruppo Eni, che finora non ha saputo fornire risposte adeguate ai quesiti che sono stati posti. In questa fase di cambiamenti abbiamo bisogno di capire il piano industriale per Versalis e le società correlate», dichiara Fausto Chiarioni, segretario dei chimici della Cgil di Ferrara.

La dismissione del cracking di Margherà «avrà ripercussioni gravissime sull’intero Polo chimico. Dal mercato spariranno 350mila tonnellate di etilene e 200mila di propilene, due monomeri fondamentali per l’industria chimica». Il propilene, in particolare, «più raro e difficile da reperire, è quello utilizzato da Basell».

Restano insoddisfacenti e vaghe «le rassicurazioni da parte di Eni sul fatto che l’approvvigionamento sarà garantito dagli Emirati Arabi, con il materiale stoccato a Marghera e poi nei siti di Mantova e Ferrara. Ma non è solo una questione di qualità».

In ballo c’è la sfida della transizione verso produzioni sostenibili, legate a doppio filo proprio al cracking, indispensabile per realizzare il riciclo chimico della plastica.

«Versalis intende avviare un impianto per il riciclo chimico della plastica, strada che Basell ha già intrapreso con il progetto Moretec, affidando la parte della ricerca al Centro Natta di Ferrara, ma realizzandolo in Germania, dove si fa il cracking. E se Basell non vedrà più garantiti gli approvvigionamenti di propilene, se ne andrà. La questione cracking sta mettendo in serio rischio la sopravvivenza dell’intero sito produttivo ferrarese».

Per questo, incalzano i sindacati, l’annuncio di Versalis di voler avviare un impianto per il riciclo chimico della plastica appare in contraddizione con la volontà di chiudere il cracking di Marghera.

«Versalis ha altri tre siti di cracking, a Priolo, in Sicilia, a Brindisi e a Dunkerque, in Francia. Tutte alternative logisticamente ed economicamente molto meno vantaggiose di Marghera. Da qui risulta incomprensibile la chiusura dell’impianto veneto, una decisione che avrà ripercussioni anche su altri settori, come quello dell’energia, del petrolio o delle raffinerie».

Il timore è che tutto finisca in un vicolo cieco, «e si limiti a un’operazione di immagine, capace però di attirare risorse importanti», osserva Chiarioni. Sono in programma incontri sui tavoli nazionali «ma Eni di fatto non sta dando risposte a questi interrogativi - è la conclusione - e il confronto non sta facendo passi in avanti». —

A.M.

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