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Il cugino in carcere nega: «Con la sparizione di Saman io non c’entro»

Il cugino in carcere nega: «Con la sparizione di Saman io non c’entro»

Solo poche parole dopo avere rifiutato di rispondere al giudice Un vicino di casa: «Cercai di togliere il velo alla ragazza ma il padre me lo impedì» 

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NOVELLARA (RE). «Io non ho nulla a che fare con la sparizione di mia cugina Saman». Ikram Ijaz parla dal carcere di Reggio Emilia con l’aiuto di una interprete, accanto ha uno dei suoi due avvocati. Sono le 9.20 e la sua voce giunge metallica attraverso gli schermi dei computer ai quali sono incollati dall’altra parte della città un secondo difensore, il sostituto procuratore Laura Galli, un altro interprete e il giudice per l’indagine preliminare Luca Ramponi, che vuole interrogarlo tramite il videocollegamento. Ma lui ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, rilasciando però spontanee dichiarazioni.

La distanza dall’aula è imposta dai protocolli Covid: l’indagato dovrà stare in isolamento per 14 giorni. Ha 28 anni e al momento è l’unico di cinque indagati ad essere stato arrestato dopo il presunto omicidio della cugina Saman Abbas, il cui corpo ancora non si trova. Lo hanno arrestato in Francia, a Nimes, che per gli inquirenti è la prova di una fuga improvvisa dall’Italia. Ieri Ijaz ha preso quindi la parola dal carcere cercando di allontanare le pesanti accuse mosse da procura e carabinieri. Si è detto estraneo alla sparizione della cugina pachistana di 18 anni che per la procura è stata uccisa dallo zio Danish Hasnain, con l’aiuto suo e di un altro cugino, Nomanulhaq Nomanullhaq; un delitto maturato perché la ragazza si era ribellata a un matrimonio forzato. Ijaz era stato inquadrato in un video dell’azienda agricola in cui vivevano gli Abbas mentre si muoveva con zio e cugino brandendo una pala. Ad accusarlo per ora è il fratello minore di Saman, testimone indiretto di quello che appare come un omicidio.

«Ha dichiarato di non aver nulla a che vedere con la sparizione della ragazza – ha detto secco l’avvocato Bucchi, uno dei difensori –. Ha manifestato l’intenzione di rendere dichiarazioni più approfondite al pm nei prossimi giorni». Nessuna risposta sul perché si trovasse in Francia. «Ha manifestato la volontà di spiegare i propri movimenti – ha aggiunto l’avvocato – in relazione ai giorni di cui si tratta e al suo allontanamento dal territorio nazionale».

Intanto la trasmissione televisiva “Dritto e rovescio” ha mostrato un filmato nel quale si vede Saman vicino a casa il 29 aprile, in quello che dovrebbe essere stato ilo suo penultimo giorno di vita. «Conoscevo bene il padre Shabbas – ha raccontato un vicino di casa –. Avevamo un rapporto buono, un gran lavoratore. Saman l’ho vista poche volte, la prima quando era appena arrivata in Italia. Mi ricordo il velo, avevo fatto il gesto di toglierglielo, ma suo padre mi ha detto di no, che non si poteva. In questi anni poi l’ho vista poco, lui diceva che studiava in casa, via internet. A un certo punto mi ha detto che si doveva sposare. Poi non s’è saputo più niente».

Ieri sono proseguite senza risultati le ricerche del corpo. I carabinieri e i vigili del fuoco si sono concentrati sul lungo reticolo idrico superficiale e sotterraneo necessario all’irrigazione dei campi, ma alla fine l’esito delle perlustrazioni è stato negativo: nulla era stato trovato. Sono andati avanti anche gli scavi con una piccola ruspa così come i carotaggi nella zona delle serre dell’azienda agricola, in quei quindici punti considerati critici individuati dal geo-radar e ritenuti compatibili con la presenza di resti umani. —

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