Truffa nei fondi sisma Deciso il processo per quattro persone
L’accusa: carte false su due stabili fatiscenti prima del 2012 Tra gli imputati anche l’attuale ragioniere capo del Comune
Fabio Terminali
SANT’AGOSTINO. Il processo si farà, con la prima udienza il 6 ottobre in tribunale a Ferrara. Il gip Vartan Giacomelli ha deciso il rinvio a giudizio di quattro persone, accusate in concorso di truffa nell’ambito della ricostruzione post terremoto a Sant’Agostino. Avrebbero prodotto carte false per far entrare nel calderone degli interventi finanziabili, per quasi mezzo milione di euro pubblici, quelli su due immobili agricoli di via del Fantino, che in realtà nella lista non dovevano finirci.
Almeno questo è l’impianto accusatorio della pm Isabella Cavallari, che nel corso delle indagini si è avvalsa delle informazioni raccolte della Guardia di Finanza. Addebiti che hanno retto in fase di udienza preliminare, ma ora si va a dibattimento.
le contestazioni
In prima fila tra gli imputati, i due comproprietari degli immobili, Gabriella Lodi e Alberto Pasquini, tra l’altro quest’ultimo attuale ragioniere capo del Comune di Terre del Reno. Attestarono che prima delle scosse un fienile e un’ex abitazione venivano utilizzate da un’azienda agricola. La loro ricostruzione sarebbe stata fondamentale per proseguire l’attività produttiva. Secondo la procura, invece, quegli edifici erano usati in minima parte e saltuariamente da parte dell’impresa agricola. Inoltre, i due presunti depositi risultavano fatiscenti anche prima del terremoto del 2012. Inoltre i proprietari, all’atto di fare domanda dei contributi, avrebbero allegato fotografie ante sisma che non riguardava il fienile in questione.
L’allora Comune di Sant’Agostino concesse nel 2016 un contributo per la ricostruzione pari a circa 438mila euro; vennero erogati in due tranche 86mila euro, poi nel 2019 la pratica fu sospesa.
Andranno a processo anche due consulenti incaricati delle pratiche Mude e delle necessarie perizie, un architetto e un agronomo: per loro l’accusa è, in concorso, di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.
LA DIFESA
Nel corso dell’udienza preliminare, la difesa dell’agronomo (avvocati Paolo Scaglianti e Michael Tartari) ha prodotto una documentazione specifica a sostegno dell’innocenza del tecnico. «Nessun elemento di inganno o di frode in danno dell’ente erogatore del contributo deriva dal suo operato», affermano i legali, secondo cui il loro assistito «si è limitato a riferire le informazioni che ha ricevuto dall’affittuario del fondo sui quali insistevano gli edifici da ricostruire. Informazioni confermate, peraltro, da una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà sottoscritta dallo stesso affittuario». Inoltre, aggiunge la sua difesa, «l’agronomo non ha percepito nemmeno un euro di contributo o denaro pubblico. Solo i 500 euro lordi dal professionista che lo ha incaricato di redigere la perizia». —
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