Tre anni non sono poi così lunghi
Il commento del direttore della Nuova Ferrara, Giacomo Bedeschi
FERRARA. «Se volevo fare il deputato sarei già in Parlamento». Bene, al di là di una accettabile spavalderia, il sindaco Alan Fabbri probabilmente ha ragione. Sta vivendo quella che in ogni relazione è la fase di idillio. La maggioranza dei ferraresi lo ha votato e lo sta appoggiando, condividendo le linee di questa giunta che a tratti spariglia, a volte si sparpaglia ma sempre resta in fila ordinata marciando al tempo dettato da Fabbri e dall’onnipresente Naomo, il vicesindaco con più deleghe di un amministratore delegato. Pochi giorni fa, su la Nuova Ferrara, Alan Fabbri, ragionando sui primi due anni di mandato, ha annunciato ufficialmente che si ricandiderà, fra tre anni, cercando la riconferma.
Non era scontato ma è una decisione perfettamente in linea con il profilo del primo cittadino, più incline all’interventismo da amministratore che agli svolazzi da salotto (romano). Se si votasse domani, o comunque nei prossimi mesi, Fabbri se la caverebbe probabilmente passeggiando.
Alle urne ci si andrà però solo nel 2024, fra tre anni. In politica è quasi un’era geologica e le candidature ormai arrivano solo pochi mesi prima del voto, con un filo di suspense in più rispetto ai copioni precotti di qualche tempo fa. Quel che manca ancora è non tanto l’antagonista pronto a sfidare Fabbri quanto i segnali di un progetto alternativo. Il tempo per il centrosinistra non manca. Ma attenzione a non calciare la palla in tribuna con troppa forza, perché quella data che ora sembra così lontana in realtà arriverà con una rapidità alla quale il centrosinistra, a Ferrara così come in altre città perse dopo decenni di governo, ancora non è abituato. —
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