Arquà, è scontro Il Pd: fare chiarezza leghisti da bocciare Ma Lodi attacca
Il vicesindaco: dai dem ironia e allusioni, non solidarietà Sì a riferire in consiglio comunale, non prima di fine mese
Il caso Arquà, l’ennesimo di questi primi due anni in seno al gruppo comunale leghista, avrà conseguenze politiche. Sono determinati a trarne, quantomeno, gli esponenti dell’opposizione, a partire dal Pd, che dovrà comunque aspettare fino al 28 giugno per chiedere conto al sindaco Alan Fabbri e al vicesindaco Nicola Lodi della vicenda di proiettili inviati per posta, minacce e autocalunnie per la quale è indagata l’ex fedelissima proprio di Lodi, terzo consigliere eletto dalla Lega a lasciare da inizio legislatura. «È lecito chiedersi con quali criteri è stata scelta la classe dirigente leghista che governa la città» pongono la questione tra gli altri Ilaria Baraldi (Pd) e Dario Maresca (Gam).
Il vicesindaco, al quale le minacce erano rivolte, lamenta la «mancata solidarietà pubblica da parte del Pd, solo Francesco Colaiacovo (il capogruppo, ndr) mi ha telefonato in privato: sono loro che parlano sempre di clima d’odio. E poi c’è chi su Fb fa ironia o ipotizza “se l’è mandate lui le lettere”, sbagliato voler ricavare vantaggi politici da vicende come questa». E a chi gli fa notare che nemmeno dal campo leghista sono arrivate grandi manifestazioni di solidarietà, Lodi ribatte che «mi hanno chiamato tutti, Ostellari (il commissario regionale, ndr) è venuto a Ferrara di notte per me. Pubblicamente sono gli altri a doversi esprimere».
lo smarrimento
In realtà tra gli ex compagni di banco di Rossella Arquà ieri dominavano visibilmente sconcerto e smarrimento. «È come una madre che uccide il proprio figlio, davvero non riesco a dire altro - allarga le braccia il capogruppo leghista, Benito Zocca - Sono cose senza senso, i proiettili li mandavano le Br o gli anarchici». Non sa cosa riferire alle persone che incontra Francesca Savini, «non sapevamo nulla della vicenda, l’ho appresa dai giornali. I troppi “casi” all’interno del gruppo? Non ho una risposta». E di «cosa inaspettata, che non ha una spiegazione» parla Catia Pignatti. Di fatto non è ancora chiaro nemmeno chi prenderà il posto di Arquà, tra Lia Ferrante che è la prima in lista per preferenze e Stefano Franchini, che la segue subito dopo.
Lodi in ogni caso si dice «disponibile a riferire al Consiglio comunale, non appena lo stato delle indagini lo consentirà. Un danno d’immagine per il gruppo che appare diviso da lotte intestine? Non la vedo così, ci sono sempre “terremoti” nei gruppi consiliari numerosi. Il sindaco sapeva solo della prima delle dieci lettere, tutta l’indagine l’ho seguito da solo con un altro consigliere».
l’affondo
Il ragionamento di Baraldi, vicecapogruppo Pd: «Solidarietà a Lodi? Se effettivamente risulterà vero quanto si afferma, ma aspettiamo in proposito anche di sentire la versione di Arquà, mi sembra che il problema ancora una volta ce l’abbia Lodi con i suoi fedelissimi. Stiamo parlando del vicesindaco, oggi anche con delega all’Urbanistica mentre il Pug ancora manca, e dei consiglieri da lui scelti: in che maniera sono stati selezionati? Che tipo di rapporti ci sono all’interno del gruppo di persone che governa la città?».
Maresca, dal canto suo, non lesina «solidarietà a Lodi, di fronte a fatti gravi come questi», ma mette il dito sul «clima non collaborativo, anzi oppositivo, all’interno del gruppo leghista, e nei rapporti con il vicesindaco. Personalmente non sono riuscito a capire i contorni di questa vicenda, certo la composizione del gruppo non si sta rivelando equilibrata». E Anna Ferraresi, la prima eletta ad abbandonare il gruppo leghista sbattendo la porta, parla di «vicenda molto strana, Arquà era davvero molto devota a Lodi e sembrava tra le persone più solide del gruppo, anche se ricordo bene cosa mi scrisse al momento del mio addio. La prossima settimana alla riunione dei capigruppo e mi auguro si parli della vicenda».
Al di fuori del palazzo arrivano le parole del segretario comunale dem, Alessandro Talmelli, che parla di «clima di tensione pesante su Ferrara. Minacce minatorie e proiettili in buste non possono e non devono essere banalizzati. Un ringraziamento per il lavoro delle forze dell’ordine. Auspichiamo che si faccia la più totale e completa chiarezza per la presenza di elementi davvero inquietanti». —
Stefano Ciervo
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