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La Arquà in procura Dovrà chiarire il fai da te di missive e proiettili

La Arquà in procura Dovrà chiarire il fai da te di missive e proiettili

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Le cartelline rosse accumulate da aprile (fascicoli a modello 44, contro ignoti) verranno accorpate ad altra cartellina azzurra (modello 21, contro noti): reati di minacce e simulazione di reato contro Arquà Rossella. E comunque basta già il decreto di perquisizione contro Rossella Arquà per metterla nel ruolo di indagata per le lettere “fai da te” minatorie che faceva trovare e indirizzate alla Lega contro il suo mentore politico, Nicola Lodi che da anni lei accompagna nella ascesa politica dal ruolo di Naomo a quello di vicesindaco. Dovrà dare molte spiegazioni a procura e Digos, Rossella Arquà, alla pm Isabella Cavallari, ora titolare del fascicolo che contiene le lettere minatorie raccolte da aprile ad oggi. E i proiettili consegnati in busta. Contro la Arquà potrebbero già bastare i riscontri che gli ispettori della Digos hanno raccolto (immagini telecamere in ufficio Lega, ritagli giornale, impronte digitali).

Dovrà chiarire soprattutto il motivo di questo “fai da te” che ora imbarazza, non poco, la città, il Gruppo Lega e il centrodestra ferrarese che governa la città. Se vorrà la Arquà, come ha già fatto con lo stesso Lodi al quale lo ha confessato («Ho fatto una porcata», così ha riferito lo stesso vicesindaco alla Nuova) dovrà ripetere le confessioni al magistrato e agli ispettori Digos. Il caso è ormai chiuso, occorre calibrare le accuse, verificare se tutte le lettere siano opera del suo “fai date” e valutare la sua posizione processuale: rischia fino a tre anni per minacce e altre tre per simulazione di reato.

Un dubbio resta su questo pasticcio imbarazzante , e difficilmente verrà chiarito: è possibile che la Arquà possa aver fatto tutto da sola, aver pensato prima alle minacce e poi per depistare, arrivare alle autominacce, sapendo che la Digos la stava controllando? —

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