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L’alalrme nel gennaio scorso 

La foto di Auschwitz nella lettera al Meis Niente antisemitismo

La foto di Auschwitz nella lettera al Meis Niente antisemitismo

Sei mesi di indagini hanno escluso la matrice razzistica Si è trattato del solito “leone” da minacce, senza controllo  

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Le minacce erano arrivate il giorno dopo la Befana, una lettera - anonima come tante girano di questi tempi a Ferrara - che però aveva come obiettivo il Meis, il Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah, in via Piangipane . Una lettera anonima che riportava una fotografia, ritoccata digitalmente, dell’ingresso del Campo di concentramento di Auschwitz, con la scritta “Auguri a te e famiglia” al posto della scritta di “Arbeit macht frei”.

Parole senza freni

E sotto l’immagine di “augurio” scritte ingiuriose, a ruota libera e senza freni, nei confronti del popolo ebraico e della sua memoria.

L’episodio, come si ricorda, aveva innescato reazioni di solidarietà da parte di tutto il mondo politico locale e regionale e da parte delle istituzioni cittadine.

Perchè tutti avevano ravvisato una forte preoccupazione per la comunità ebraica e nella cittadinanza per il rischio di nuove scintille razziste che secondo le prime ipotesi si nascondevano dietro quella lettera.

Leoni da minacce

Invece, per fortuna, dopo le indagini della Digos e gli incroci investigativi, la Polizia è riuscita ad escludere che si trattasse di un attacco all’ebraismo. Infatti nell’ approfondire le attività di indagine, gli ispettori della Digos che hanno lavorato in questi sei mesi cercando riscontri e soprattutto per dare un nome e un cognome alla mano che aveva prodotto tutto questo, sono riusciti ad isolare l’opera dei soliti “leoni” da lettera anonime, per i quali non si possono usare -per eleganza - anche sostantivi i peggiori possibile. La certezza è che dopo le attività eseguite, si è riusciti ad escludere - spiegano dalla Polizia - la matrice antisemita in modo netto, riconducendolo ad un gesto fuori controllo, spiega la questura, «da ascrivere pertanto a finalità diverse da quelle di natura politica».

Resta infine la gravità di tutto questo, e di un messaggio scomposto, in una città come Ferrara con un passato e un futuro come centro dell’ebraismo italiano. —

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