La foto di Auschwitz nella lettera al Meis Niente antisemitismo
Sei mesi di indagini hanno escluso la matrice razzistica Si è trattato del solito “leone” da minacce, senza controllo
Le minacce erano arrivate il giorno dopo la Befana, una lettera - anonima come tante girano di questi tempi a Ferrara - che però aveva come obiettivo il Meis, il Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah, in via Piangipane . Una lettera anonima che riportava una fotografia, ritoccata digitalmente, dell’ingresso del Campo di concentramento di Auschwitz, con la scritta “Auguri a te e famiglia” al posto della scritta di “Arbeit macht frei”.
Parole senza freni
E sotto l’immagine di “augurio” scritte ingiuriose, a ruota libera e senza freni, nei confronti del popolo ebraico e della sua memoria.
L’episodio, come si ricorda, aveva innescato reazioni di solidarietà da parte di tutto il mondo politico locale e regionale e da parte delle istituzioni cittadine.
Perchè tutti avevano ravvisato una forte preoccupazione per la comunità ebraica e nella cittadinanza per il rischio di nuove scintille razziste che secondo le prime ipotesi si nascondevano dietro quella lettera.
Leoni da minacce
Invece, per fortuna, dopo le indagini della Digos e gli incroci investigativi, la Polizia è riuscita ad escludere che si trattasse di un attacco all’ebraismo. Infatti nell’ approfondire le attività di indagine, gli ispettori della Digos che hanno lavorato in questi sei mesi cercando riscontri e soprattutto per dare un nome e un cognome alla mano che aveva prodotto tutto questo, sono riusciti ad isolare l’opera dei soliti “leoni” da lettera anonime, per i quali non si possono usare -per eleganza - anche sostantivi i peggiori possibile. La certezza è che dopo le attività eseguite, si è riusciti ad escludere - spiegano dalla Polizia - la matrice antisemita in modo netto, riconducendolo ad un gesto fuori controllo, spiega la questura, «da ascrivere pertanto a finalità diverse da quelle di natura politica».
Resta infine la gravità di tutto questo, e di un messaggio scomposto, in una città come Ferrara con un passato e un futuro come centro dell’ebraismo italiano. —
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