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Lavori eseguiti ma mai pagati «È colpa del commissario»

Fabio Terminali
Lavori eseguiti ma mai pagati «È colpa del commissario»

Geostrutture all’opera in edifici comunali di Ro poco prima della fusione con Berra Le liquidazioni furono bloccate. E Il Tribunale di Ferrara ha dato torto all’azienda

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Fabio Terminali

Ro. Lavori da 35mila euro al Cento civico e alla Biblioteca Bacchelli di Ro fatti “a regola d’arte”, come certificarono in municipio. Ma a quasi tre anni di distanza quei soldi l’azienda che effettuò l’intervento, la Geostrutture di Copparo, non li ha ancora visti.

Non solo: il Tribunale di Ferrara ha dato torto alla ditta che aveva chiesto di essere pagata, dopo che il Comune di Riva del Po si era opposto. Comune che all’epoca del cantiere non era ancora nato (lo farà l’1 gennaio 2019, dopo la fusione tra Berra e Ro). E risale proprio a quella fase di transizione il vulnus di questo “pasticcio”.

l’imprenditore

«È scandaloso quanto accaduto, a me come ad altre aziende – dice Paolo Mazzini, titolare di Geostrutture e presidente di Cna per il Copparese – che hanno lavorato per il Comune di Ro prima della fusione e che, pur a fronte di atti ufficiali del neocostituito Comune di Riva del Po, si sono visti poi negati i loro compensi, seppure il sindaco di Riva del Po li abbia accantonati per una somma complessiva di oltre 300mila euro e si sia sempre meritoriamente dichiarato disponibile ad erogarli».

Il dito viene puntato su «una scelta politica illegittima presa dall’allora commissario prefettizio (Pinuccia Nuglio; ndr) e dall’allora responsabile dell’area Lavori Pubblici del Comune neo costituendo», sottolinea Mazzini. Figure che avrebbero, da un lato, completato l’iter di collaudo e certificato la regolare esecuzione degli appalti richiedendo l’emissione alle ditte esecutrici delle fatture in favore del Comune e, dall’altro lato, negato alle stesse ditte il regolare pagamento, attestato da certificati di pagamento emessi dallo stesso responsabile dell’Area Tecnica del Comune di Ro.

Insomma, un cortocircuito. Eppure il giudice a dicembre 2020 ha detto no all’azienda, motivando che alcuni passaggi burocratici fossero non regolari. «Decisione errata – sostiene Mazzini –, immediatamente impugnata dal nostro legale. Confidiamo venga ribaltata in appello a Bologna e stiamo valutando azioni di responsabilità nei confronti di due singole figure, che in un breve periodo transitorio hanno preso scelte non condivisibili le cui cause peraltro, continuano a provocare danni gravi ad aziende, ai loro dipendenti e alle loro famiglie». L’udienza d’appello si terrà il 7 settembre.

IL SINDACO

«La sentenza di primo grado ci ha sorpreso – ammette l’attuale sindaco di Riva del Po, Andrea Zamboni –. Il giudice ha stabilito che i problemi sono nati all’epoca del commissariamento, prima della mia amministrazione. Tra l’altro, i soldi ci sono, sono stati accantonati, ma non posso avviare motu proprio i pagamenti: incorrerei in danno erariale, e avrei la Corte dei Conti alle calcagna». —

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