La Nuova Ferrara

Ferrara

«No a nuove trivelle vicino al delta del Po» L’Emilia Romagna in difesa dei territori

«No a nuove trivelle vicino al delta del Po» L’Emilia Romagna in difesa dei territori

L’assore regionale Colla risponde a Fabbri sulle perforazioni in Adriatico. Giacimento Agosta, serve l’intesa 

2 MINUTI DI LETTURA





IL CASO

Non consentire nuove attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi nelle aree vicine al delta del Po. È la richiesta che la Regione Emilia-Romagna ha avanzato nell'ambito dello sfruttamento del giacimento Teodorico, aggiungendo anche di «porre forti limitazioni anche alle attività in essere trattandosi di un ambiente deltizio unico a livello nazionale con aree particolarmente fragili».

LA COMMISSIONE

Lo ha precisato l'assessore regionale allo Sviluppo economico Vincenzo Colla, rispondendo in commissione Territorio all'interrogazione del consigliere del Partito democratico Marco Fabbri che ha chiesto di specificare «l'orientamento della giunta rispetto alla messa in produzione del giacimento Teodorico», in mare Adriatico tra le province di Ferrara, Ravenna, Rovigo, e, più in generale, nelle aree che ricadono all'interno dell’area del Parco del Delta del Po.

I giacimenti, ha ricordato Fabbri, «sono stati inseriti negli ultimi decreti ambientali del governo, in particolare del ministero della Transizione ecologica». L'autorizzazione della società Po valley risale al 2015, ha replicato Colla, precisando che «la competenza per le concessioni offshore è dello Stato. La Regione non interviene».

IL PARCO

L'Ente Parco Delta del Po, ha proseguito l’assessore regionale, ha chiesto spiegazioni al ministero sul decreto di compatibilità ambientale e di «essere inviato in sede di rilascio di concessione». Inoltre ha segnalato come siano citati i siti Rete natura 2000 nelle vicinanze e il Sito di importanza comunitaria “Adriatico settentrionale”, che la Regione ha affidato alla gestione dell'Ente Parco e che costituisce un’area protetta al largo delle coste ferraresi e ravennati, di oltre 31mila ettari di superficie, che confina con quella di 22.600 ettari creata dal Veneto, per tutelare la biodiversità e garantire un habitat migliore a specie animali come tartarughe o delfini.

Per quel Sito di importanza comunitaria, ha continuato l'assessore regionale, la giunta dell’Emilia-Romagna ha approvato «misure specifiche, vietando la realizzazione di attività di prospezione, ricerca, coltivazione di idrocarburi».

LA SUBSIDENZA

Inoltre, la Regione ha inviato al ministero le osservazioni sulla subsidenza e sulle aree sensibili indicando appunto di «non consentire nuove attività di prospezione, ricerca e coltivazione».

Nonostante il parere negativo della Regione, ha evidenziato Colla, il ministero ha detto sì, nel 2017, alla Via e manca solo il decreto del ministro per la messa in produzione del giacimento Agosta, a Comacchio.

Ma «in attesa di una risposta del dicastero perché la concessione possa essere rilasciata è necessaria l'intesa regionale» . —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google