Polizia Penitenziaria «Troppi detenuti»
La comandante Gadaleta in occasione della festa del corpo Riconoscimento al questore per la mediazione nella rivolta
Marcello Pulidori
«Il lavoro degli agenti della nostra Polizia Penitenziaria ha consentito di risolvere situazioni molto gravi, ma permangono problemi da rimuovere primo tra tutti l’eccessivo numero di detenuti».
È un messaggio chiaro quello giunto ieri mattina da Annalisa Gadaleta comandante della Polizia Penitenziaria di Ferrara nel corso delle celebrazioni in occasione del 204º anniversario della fondazione del Corpo delle Guardie Carcerarie. Due, su tutti, i “buchi neri” che devono trovare risposta: le condizioni psichiche di alcuni detenuti e il sovraffollamento, atavico problema delle carceri italiane cui non si sottrae la struttura carceraria di Ferrara. E accanto alla eccessiva popolazione carceraria, c’è l’esiguo, spesso non sufficiente, numero di agenti che prestano servizio per garantire la sicurezza della casa circondariale.
Al momento sono 173 gli agenti di Polizia Penitenziaria del carcere di Ferrara, e il numero non tragga in errore in quanto, pur se a 3 cifre, questo è il minimo ordinario per coprire tutte le necessità della struttura di via Arginone. I detenuti attualmente sono 333, 193 italiani e 140 stranieri.
Alla presenze delle massime autorità cittadine, tra cui il prefetto Michele Campanaro e l’assessore comunale Marco Gulinelli, la direttrice del carcere Maria Nicoletta Toscani ha donato 2 targhe speciali, una proprio al prefetto, l’altra al questore di Ferrara, Cesare Capocasa, per il suo «contributo fondamentale nella mediazione che consentì – ha detto la direttrice – l’8 e 9 marzo 2020 di sedare la rivolta che altrimenti avrebbe potuto avere conseguenze molto gravi». Il questore Capocasa, che in quei giorni si prodigò come mediatore con alcuni detenuti e che riuscì a condurre in porto senza conseguenze la difficile trattativa, ha ringraziato quasi commosso e ha assicurato che la collaborazione sarà anche in futuro uno dei cardini della sua attività. La stessa Toscani hai poi messo l’accento su temi di grandissimo impatto per chi vive quotidianamente il carcere: le problematiche legate al rischio suicidio che richiedono una particolare attività meticolosa e approfondita che vede la cooperazione tra le diverse figure professionali.
Ma anche un altro rischio, quello che «quotidianamente corrono i nostri agenti che mettono a repentaglio – ha detto ancora la direttrice – la propria incolumità personale».
Ovviamente, e non poteva essere diversamente, sono stati ricordati i diritti dei detenuti, a cominciare da alcuni talvolta dimenticati, qui come in altri carceri. È il caso della esiguità degli spazi e di una condizione di privazione della libertà, fattori che rischiano di diventare una pena supplementare nei confronti delle persone che si trovano “ristrette”. –
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