Addio all’Istituzione scuola Studio sulla migliore gestione
Il Comune riporta in house nidi e materne: stessi uffici, più efficienza e risparmi Dubbi dell’opposizione su esternalizzazioni e tagli di addetti. Spunta una ricerca
Dall’1 agosto l’Istituzione scuola del Comune cesserà di esistere e la gestione degli asili, mense e integrazione torneranno in capo a Palazzo Municipale. Si tratta di una fetta molto importante dei servizi comunali, visto che si parla di 11 milioni di spese di personale per 250 dipendenti a tempo indeterminato e tra i 30 e 80 a tempo determinato, a seconda del periodo, che servono a far funzionare 25 tra nidi e materne, 17 gestiti direttamente e 8 in appalto esterno; in più ci sono un direttore, diverse posizioni organizzative e 54 dipendenti negli uffici.
passaggio storico
Il ritorno in house a 14 anni dalla nascita dell’Istituzione, hanno spiegato ieri ai consiglieri comunali in commissione l’assessore comunale Dorota Kusiak e il dirigente Walter Laghi, è stato deciso per «semplificare le procedure ed eliminare i doppioni», ora che i vantaggi di gestione del personale al di fuori di Palazzo Municipale si sono molto attenuati. La preoccupazione delle opposizioni, però, è che questo sia «un passo indietro» nella qualità del servizio, riconosciuta tra le più elevate in Italia, con rischi di ridimensionamento anche se non immediato degli uffici e del personale. Spunta, in particolare, un’indagine «ancora in corso» dello Studio Paragon, sulla migliore forma di gestione per le scuole comunali, che Pd, M5s e civici temono possa essere preludio ad una ripresa delle esternalizzazioni.
L’assessore Kusiak ha assicurato che la decisione di reinternalizzare è arrivata dopo una «lunga e attenta valutazione», aggiungendo che «intendiamo continuare ad investire sulla scuola, anche alleggerendo la burocrazia». Laghi aveva fatto qualche esempio di economie di scala con il rientro in house: oggi per assumere gli ausiliari per i primi quattro mesi dell’anno l’Istituzione fa un appalto che è un doppione di quello dell’amministrazione comunale per le sue esigenze, dopo la fusione la procedura potrebbe essere unificata; il portale dell’Istituzione potrà inoltre essere inserito in quello comunale che è in fase di rinnovamento; con i fornitori, poi tratterà un solo soggetto. «Gli uffici dopo la fusione resteranno esattamente gli stessi» ha aggiunto il dirigente.
Tommaso Mantovani (M5s) ha posto per primo il tema delle esternalizzazioni; «capiamo – ha aggiunto Dario Maresca (Gam) – la questione economie di scala ed anzi sarei favorevole a riportare dentro anche l’Asp (che però ha una sua personalità giuridica, ndr), ma bisogna capire se ad esempio l’avanzo di 1, 7 milioni sarà sottratto alle esigenze specifiche del settore, e se con questa operazione non si perda la qualità sviluppata per le famiglie in questi anni». «Se bisogna smantellare un’equipe di persone che in quindici anni ha sviluppato esperienza ed efficienze, bisogna essere più chiari sui motivi» ha incalzato Francesco Colaiacovo (Pd). E per Roberta Fusari (Ac) «c’è il rischio di un passo indietro, sul quale l’assessore deve rassicurarci. L’operazione avviene al buio, nel momento in cui c’è una consulenza in corso che non abbiamo visto».
variazioni sul tema
La delibera verrà però portata lunedì prossimo in Consiglio comunale, assieme alla variazione di bilancio della stessa Istituzione che punta tra l’altro ad allestire servizi estivi potenziati, coprire le maggiori spese post-pandemia («c’è stata una forte ripresa delle certificazioni di disabilità» ha annotato Laghi) e mettere in sicurezza i giardini di nido e materne, dopo la relazione di Ferrara Tua. Già oggi, al proposito, si dovrebbero conoscere le assegnazioni di Cri e Cre. —
StefanoCiervo
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