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«Così sarà il Campus del Chiozzino» Un investimento di 16 milioni di euro

«Così sarà il Campus del Chiozzino» Un investimento di 16 milioni di euro

Valerio Fonseca e Stefania Tucci raccontano il loro progetto che ha creato lo scontro nella commissione edilizia 

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Il progetto

In questi giorni è stato oggetto di una polemiche nata all’interno della commissione edilizia del Comune di Ferrara. Andiamo a scoprire in cosa consiste questo Campus, che costituisce il progetto Chiozzino. Il “DoveVivo Campus” che unirà tre differenti unità situate in prossimità del centro storico, tra le vie Piangipane e Ripagrande: il Chiozzino, residence costruito negli anni ‘80, l’antica Poliambulanza, edificio storico, e il palazzo Palmiroli-Chiozzi, oggi tutelato dalla Soprintendenza cittadina. A gestire il tutto sarà DoveVivo, la più grande co-living company in Europa con oltre 1.500 immobili gestiti, 8 studentati e 8.000 posti letto in 14 città in Europa che gestirà gli oltre 6.500 quadrati trasformati nel Campus ferrarese per studenti e non solo. Un progetto reso possibile grazie agli sforzi dell’imprenditrice Stefania Tucci, che ringrazia i tecnici dell’impresa Fabbricare e Bper per aver finanziato l’iniziativa e anche lo staff di WorBas e Sirio che hanno permesso di conseguire il risultato finale.

Perchè “DoveVivo” ha deciso di investire a Ferrara e quali vantaggi porterà questo investimento agli studenti della città?

«Ferrara - spiega Valerio Fonseca, Co-Founder e Ceo di DoveVivo - è una città molto vivace dal punto di vista universitario e la popolazione giovane nella fascia 18-35 anni cresce ogni anno ad un ritmo significativo. Questi numeri si traducono in una ricerca importante di soluzione abitative da parte di tutte le persone fuori sede. Il Campus DoveVivo andrà non solo ad arricchire l’offerta di spazi ma a proporre un modello nuovo di coliving che permette di affittare una camera in maniera semplice, veloce e coniuga il bisogno di privacy con la forza della community».

Stefania Tucci, quali le motivazioni alla base di una scelta imprenditoriale dedicata ai giovani e alle generazioni future?

«Il mondo post covid - dichiara l’imprenditrice - vedrà una accelerazione di alcuni fenomeni nel mercato immobiliare; così come oggi si preferisce l’uso in sharing di un’auto invece che l’acquisto della stessa, lo stesso fenomeno si accelererà per gli immobili. Il co-living prevede la riconversione di immobili (spesso di operatori professionali) a destinazione residenziale, gestiti da operatori professionali, in cui un soggetto prende in affitto una stanza “privata” con bagno e, spesso, angolo cottura, e condivide altri spazi comuni, quali sale pranzo, sale multimediali, sale letture, palestre, lavanderia e altri servizi. Al di là del Campus che si rivolge naturalmente al pubblico di studenti, il modello del coliving in generale guarda ad una audience più ampia. Sempre più persone scelgono soluzioni flessibili; perché non vivere sei mesi all’anno in una città di mare, altri tre in una città d’arte, altri sei in una metropoli, senza preoccuparsi dell’allaccio delle utenze e di altre incombenze burocratiche? Un po’ come accadeva nei grandi alberghi del passato anche nelle residenze di coliving - certo con meno allure da romanzo belle époque - nasceranno relazioni d’affari e sentimentali».

Tornando al campus, qual è la portata dell'investimento sulle strutture esistenti e quali caratteristiche avrà il campus una volta terminato?

«L’investimento- continua Tucci - è di circa 16 milioni tra acquisto e ristrutturazione di immobili con caratteristiche molto diverse, un palazzo antico (risale al 1400), un residence degli anni ’80 e un edificio abbandonato da molti decenni (ex poliambulanza)».

Fonseca, il Co-living in una definizione e come si è evoluto negli ultimi anni?

«Con coliving - risponde il Co-Founder e Ceo di DoveVivo - si intende la pratica di vivere e abitare con altre persone in uno spazio residenziale che include luoghi e servizi condivisi. In origine chi sceglieva di vivere con altre persone, era mosso da fattori economici e dal costo sempre più alto della vita in città, a partire dalla sharing economy il concept abitativo è stato completamente rivoluzionato. Si preferisce condividere che comprare, collezionare esperienze rispetto a proprietà, sentirsi liberi di cambiare e non vincolati dall’acquisto di una casa. I nomadi digitali – studenti, lavoratori ma anche coppie e giovani famiglie - sono disponibili a spostarsi per occasioni di studio o lavoro e contano sul potere della community anche per l’evoluzione del proprio progetto personale». —

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