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È morto un grande tifoso «Il cielo biancazzurro saprà come accoglierti»

Annarita Bova

Andrea Soffritti di 45 anni è stato colpito da malore:  inutili ieri mattina i soccorsi La Spal era la sua passione Gli amici: ti porteremo ovunque

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portomaggiore. Un malore improvviso e fatale si è portato via ieri mattina Andrea Soffritti, 45 anni di Portomaggiore. L’uomo, che era impiegato alla General Cavi di Argenta, stava andando come ogni mattina al lavoro quando proprio davanti casa sua si è accasciato e ogni soccorso è stato inutile.

gli amici

La notizia della sua morte ha gettato tutti nello sconforto perché lui, “Sof”, aveva l’argento vivo addosso, era una di quelle persone la cui compagnia riusciva riempire e cambiare il colore anche delle giornate più grigie. Non era sposato e non aveva figli e nella vita una grandissima passione: la Spal. E per lui gli amici della curva Ovest hanno avuto pensieri e ricordi, uniti a dolore e lacrime.

“Sof” , Soft” , “Sofr”, ognuno in qualche modo aveva il suo modo di chiamarlo, «e lui si voltava sempre con quel grandissimo sorriso. Era e resterà sempre un mito». «Migliaia di chilometri percorsi insieme per seguire la Spal, riposa in pace fratello. Siamo andati ovunque io e te, ti porterò comunque ad ogni singola partita».

Andrea Soffritti lascia i genitori e un fratello, oltre a centinaia di amici che con lui sono nati e cresciuti e con i quali ha sempre condiviso la passione per il calcio. Seguendo la Spal, ha sempre avuto il suo “giro” anche a Ferrara e i messaggi di incredulità e cordoglio sono stati tantissimi. «Tutti conoscevamo Sof – ha detto il sindaco di Portomaggiore, Nicola Minarelli –. Un ragazzo gioviale, di compagnia, che sapeva stare con tutti. Davvero un’ottima persona».

il dolore

Pare che il 45enne non avesse mai avuto alcun problema di salute prima e che il malore di ieri mattina sia del tutto inaspettato. «Ciao Sof, ora sei lassù nel grande cielo biancoazzurro. Felice di avere conosciuto una bella persona come te». Andrea Soffritti, dopo il lavoro, si fermava spesso al bar per un aperitivo in compagnia. Aveva sempre la battuta pronta, la sua risata era contagiosa e «su di lui si poteva contare. Era un amico, un amico vero per tutti noi. Non ci crediamo, non possiamo davvero crederci». —

Annarita Bova

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