Legge Zan, no del Vaticano «Aboliamo il Concordato»
la polemica
L’intervento della Segreteria di Stato vaticana contro alcuni aspetti della legge Zan, con l’intento di rimodularla affinché «la Chiesa possa continuare a svolgere la sua azione pastorale, educativa e sociale liberamente», agita anche la sinistra ferrarese. La presa di posizione che fa più rumore, come spesso succede, è quella di Ilaria Baraldi, vicecapogruppo Pd, secondo la quale sarebbe «atto di grande intelligenza politica assumersi la responsabilità di aprire un serio dibattito sulla necessità di rivedere (e magari abolire) il concordato, senza pregiudizi ideologici ma con l’obiettivo di equiparare finalmente la Chiesa cattolica alle altre confessioni religioso». Questo perché «le ingerenze di uno Stato estero, clericale, per il raggiungimenti di fini che possono non coincidere con il pieno riconoscimento delle libertà e dell’eguaglianza delle persone a non poter essere tollerate».
Il rischio paventato dal Vaticano d’interferenza «con il diritto dei cattolici e delle loro associazioni e organizzazioni alla piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero»? La maggior parte dei paesi Ue, fa notare Baraldi, ha già «una legislazione che estende i crimini d’odio all’omotransfobia», quindi «sarebbe interessante sapere se il Vaticano sia intervenuto a suo tempo, e con la stessa determinazione anche formale», su quei Paesi. II nodo sta, continua l’esponente della sinistra dem, nel concordato, che viene ricordato «ogni volta che il nostro paese prova a fare un piccolo passo avanti sui temi delle libertà personali». E la legge sull’8 per mille garantisce che «l’82% delle risorse finisce alla Chiesa cattolica, nonostante venga scelta esplicitamente come destinatario da poco più del 37% dei contribuenti». —
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