Talassemia, “corretto” il gene mutato che causa una forma grave della malattia
Un gruppo di scienziati di Unife ha utilizzato la tecnica Nobel Crispr-Cas9, che consente di “riparare” gli errori nel Dna
Anemia, continue trasfusioni di sangue, scompensi che interessano diversi organi. La quotidianità di chi soffre delle forme gravi di anemia mediterranea, o talassemia, è fortemente inficiata dalla scarsità di emoglobina nel sangue. E se oggi il trapianto di midollo osseo per queste persone è l’unica speranza, le possibilità di trovare un donatore o una donatrice compatibile sono piuttosto rare. Per questo ogni passo nella direzione di trovare una cura definitiva, alternativa al trapianto, è molto importante. Un team di scienziate e scienziati dell’Università di Ferrara coordinato dalla professoressa Alessia Finotti, della Sezione di Biochimica e Biologia Molecolare del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie, è riuscito per la prima volta a riparare la mutazione genetica ß0-39 che causa la forma di beta-talassemia più comune e grave del territorio estense (oltre 200 in terapia al Sant’Anna).
Tecnica innovativa
Le ricercatrici e i ricercatori si sono avvalsi di una tecnica innovativa di ingegneria genetica chiamata Crispr-Cas9, che permette di correggere in maniera mirata una sequenza di Dna. Una sorta di “taglia e cuci” genetico, che è stato oggetto del Nobel per la Chimica nel 2020: «Con la tecnica del Crispr-Cas9 si effettua quello che viene definito editing del genoma: specifiche proteine ingegnerizzate tagliano il gene bersaglio esattamente nel punto in cui è presente l’errore. Il Dna viene quindi corretto grazie ai naturali meccanismi di riparazione della cellula e all’aggiunta di alcune molecole che forniscono la sequenza corretta», spiega la professoressa Alessia Finotti.
Gli esperimenti hanno portato a un ottimo livello di correzione del Dna e non si sono verificate modificazioni non programmate in altre aree del genoma al di fuori della regione d’interesse. «Abbiamo valutato la bontà dei nostri risultati analizzando il Dna corretto con differenti tecniche. Così abbiamo dimostrato la presenza del gene corretto nelle cellule, in grado di produrre una quantità normale di emoglobina», precisa la dottoressa Lucia Carmela Cosenza, prima autrice dello studio e artefice principale degli esperimenti.
L’intervento
L’intervento è stato effettuato in provetta su campioni di cellule precursori dei globuli rossi ottenute da otto pazienti talassemici colpiti dalla forma più grave della malattia. Le ricerche hanno anche tratto beneficio da una biobanca prodotta insieme al Day Hospital Territoriale Talassemia dell’ospedale Sant’Anna di Ferrara, in collaborazione con le dottoresse Maria Rita Gamberini e Monica Fortini.
«Lo studio è un primo passo verso un’applicazione terapeutica che potrebbe essere ottenuta dalla combinazione di questo approccio con altre strategie che il gruppo sta validando. Inoltre, sarà necessario lavorare sul protocollo per tradurre quello che è un risultato “in vitro” in un’applicazione di rilevanza clinica», aggiunge la professoressa Finotti.
Questo lavoro è uno dei traguardi di un percorso che nasce da lontano e che ha trovato la proficua collaborazione dei pazienti e delle loro associazioni: l’Associazione “Rino Vullo” per la Lotta alla Talassemia di Ferrara (Alt) e l’Associazione Veneta per la Lotta alla Talassemia di Rovigo (Avlt), continua Roberto Gambari che per anni ha diretto il Laboratorio di Ricerca sulla Terapia Farmacologica e Farmacogenomica della Talassemia, e che è tra gli autori dello studio.
Le dediche
Il professor Gambari conclude dedicando il risultato alla memoria di Chiara Gemmo, brillante dottoranda del laboratorio prematuramente scomparsa prematuramente, e di Elio Zago, ex presidente dell’Avlt, scomparso recentemente.
Il sindaco
«Congratulazioni alla professoressa Alessia Finotti e al suo team – ha detto il sindaco Alan Fabbri – per il nuovo risultato messo a segno nella lotta alla Talassemia. Si conferma il contributo eccellente dell’Università di Ferrara al sapere e alla conoscenza. Un contributo di grande valore, che segna un nuovo passo nell’individuazione di una cura definitiva, alternativa al trapianto».
La dottoressa Lucia Carmela Cosenza ha conseguito il dottorato in Biochimica, Biologia molecolare e Biotecnologie nel Dipartimento Scienze della Vita di Unife. La dottoressa Jessica Gasparello è assegnista di ricerca nel Laboratorio di Biologia molecolare coordinato dal professor Roberto Gambari (Unife). Il professor Gambari è Phd in Biologia e ordinario di Biochimica (Farmacia). La professoressa Alessia Finotti è una ricercatrice del Dipartimento di Scienze della Vita e biotecnologie di Unife con incarichi di docenza. Cristina Zuccato è assegnista di ricerca del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie. Allo stesso Dipartimento fanno riferimento anche i colleghi Nicola Romanini e Matteo Zurlo.
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